Sillabario Alpino

È affascinante il modo in cui i libri hanno il potere di raggiungerci nel momento opportuno come se un filo invisibile li legasse a noi. Alcuni di questi fili li afferriamo a mani giunte non appena li vediamo scorrere davanti a noi, altri ci vengono posati in grembo dal fato.

È Successo questo con Il Passo del Vento, il Sillabario Alpino redatto a quattro mani da Mauro Corona e Matteo Righetto. Mia mamma è forse tra le poche persone rimaste a prendere i libri in biblioteca. Il passo del vento è uno dei suoi prestiti attivati a me per gentile concessione della bibliotecaria di quartiere che mi conosce sin da bambina.

Di cosa parla Il Passo del Vento

Secondo l’enciclopedia Treccani, il sillabario è il primo libro che si mette in mano al fanciullo per insegnargli a leggere e si chiama così perché è fondato sul presupposto didattico che occorra partire dalla sillaba per formare la parola.
Questo che è un sillabario alpino si propone di suddividere l’esperienza della montagna affinchè i più o meno fanciulli possano, tramite esso, imparare a leggere le trame dalla natura alpina.
Ogni lettera dell’alfabeto evoca parole che esprimono suoni, profumi, ricordi, storie. Si parte dalla A di abete per finire con la Z di zuppa. E tramite queste la montagna, le terre alte, si dispiegano davanti agli occhi fanciulleschi e vergini di chi certe emozioni non le ha mai vissute. Coloro che invece in montagna bazzicano parecchio, ritrovano nel sillabario qui sentimenti unici e al contempo universali che accompagnano ogni istante passato tra il cielo e la nuda roccia. Ogni poetico dettaglio è un rimando ad esperienze personali, ricordi, vittorie e sconfitte, momenti di gioia e di paura. Un libro che esorta a peregrinare per riscoprire se stessi.

Il mio parere su Il Passo del Vento

Mauro è da molto tempo presente nella mia libreria. Conosco il suo stile e le sue parole. Nel tempo, il mio rapporto nei suoi confronti è cambiato. Ricordo la prima lettura de “Il volo della Martora”, ero stranita, incuriosita e al tempo stesso distaccata da quel mondo rustico e rurale che descriveva. Io ero la cittadina. Io guardavo le montagne da lontano, affacciandomi dal balcone del mio appartamento di Udine. Poi il confine tra ma e Mauro si è assottigliato, i miei pensieri si sono dapprima affiancati ai suoi per poi combaciare quasi interamente.

È la prima volta invece che ho il piacere di leggere Matteo Righetto. Devo ammettere però che è proprio con lui che mi sono ritrovata a condividere la maggior parte delle sensazioni.
Sue le parole del sillabario che più spesso mi tornano in mente proprio quando mi trovo tra le montagne.

Alcune parole da questo Sillabario Alpino

B come Bosco perché nel il bosco è la cura di ogni male. Un luogo di intimità emotiva a raccoglimento meditativo.

F come Fatica. L’anticamera dell’autostima e della dignità.

L come Libro. Quei libri che non si possono comprare e per leggerli bisogna conquistarseli col sudore e la fatica. Sono i libri di vetta.

S come Scorciatoia. Impossibili in montagna. La montagna non ti regala e non ti perdona nulla: niente imbrogli né inganni. Non è come la pianura, dove a volte fare i furbi conviene.

Z come Zuppa. Un buon discorso deve essere come la zuppa di montagna. Essere fatto con parole semplici. Essere gustoso. Essere servito solo quando è necessario. Essere offerto a più di una persona. Contenere ingredienti genuini. Rivelare armonia tra i diversi sapori. Essere fatto in casa, Avere lo scopo di fare del bene. Affascinare. Mostrare più colori. Saper scaldare il cuore. Ridare forza. Arricchire lo spirito. Placare la fame. Rasserenare gli animi. Essere in giusta quantità: né troppo, ne troppo poco. Essere autentico, senza segreti.

Un libro per vagabondare con la mente e con il cuore verso i luoghi e le suggestioni che legano i “montanari” a queste terre tanto ostili quanto meravigliose.


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