My brilliant friend or…my annoying friend? – L’amica geniale o…l’amica antipatica?

Italian Version Below – I’m well aware that mine is going to be an unpopular opinion.
It took me a while to approach My brilliant friend by Elena Ferrante for I’ve always had a repulsion for extremely popular books.
I was reluctant to them even at 9 years old, with my first Harry Potter but, when I started reading, the story mesmerized me so much that now I also have a Harry Potter-Themed tattoo.

When my cousin handed me “My Brilliant Friend” (yes, the English version. I know we’re weird), I was not really convinced but also ready to change my mind.

Well, that did not happen. Not entirely, at least.

My brilliant friend narrates the story of a friendship, the book cover says it is a bildungsroman. Lenù, the narrator, and Lila belong in the same neighborhood of Naples and meet at school. They bond and the novel is the day-by-day description of their friendship throughout the years (the story goes on in the other three volumes of the series).

Both friends are immediately presented as brilliant. Lenù is a bookworm and what lacks in spontaneity makes up with studying hard. Lila, on the other hand, is naturally clever, the type of kid that barely opens the book and gets all top marks.
The two girls alternate moments of unconditional love and deep hatred, envy and support, healthy competition, and mad war.

Language is simple but flowy and brings you through the novel with the right pace.
As an Italian, what I liked the most about the novel is that, despite being set in Naples, for once focuses narration on something other than criminality. It’s a breath of fresh air that we really need, although it’s still far from giving abroad a full picture of what Italy actually is (but I hope that you’ll be able to discover a bit more of that from my blog).

The real reason why I won’t read the other novels is that I find both Lenù and Lila extremely annoying. They are worse than Madame Bovary. They are the kind of girls you meet at school and hope to never, ever, see again after.
Even if they alternate moments of sympathy and hatred they rarely argue in the novel. Most of their fights are silent wars, fought with tricks, emotional extortions, and showoffs.
Their friendship builds out of the respective needs to be more popular or admired, not out of honesty and love.
I couldn’t get attached to them during the novel and I don’t care enough about their future to read on.

I think that part of the success of the book is due to the huge international appeal it had, as we Italians tend to appreciate what we have only when we can look at it from a foreign perspective.
I am not surprised that foreigners have appreciated it. They normally read very little nice things about Italians, so seeing a sort of normality represented must have been a good breath of fresh air.
As an Italian though, as someone who knows that Italy is not all pizza, mandolino, and mafia, I found in Ferrante’s novel a nice story, but certainly not “brilliant”.

After finishing the book, I searched online for other reviews and it seems like I’m the only one who didn’t like the novel. Am I really alone? Have I misinterpreted something? Should I go on with the other novels?

What is the character that you despise the most in literature? Are there novels that you quit because of annoying characters?


Sono ben consapevole che la mia sarà un’opinione impopolare.
Mi ci è voluto un po’ per avvicinarmi a L’amica geniale di Elena Ferrante perché ho sempre avuto una repulsione per i libri estremamente popolari. Ero riluttante anche a 9 anni con il mio primo Harry Potter ma, quando ho iniziato a leggere, la storia mi ha ipnotizzato così tanto che ora ho anche un tatuaggio a tema.

Quando mia cugina mi ha prestato My Brilliant Friend (sì, la versione inglese. So che siamo strane), non ero molto convinta ma ero anche pronta a cambiare idea.

Ebbene, non è successo. Non del tutto, almeno.

L’amica geniale racconta la storia di un’amicizia, la copertina del libro dice che è un romanzo di formazione. Lenù, la narratrice, e Lila appartengono allo stesso quartiere di Napoli e si incontrano a scuola. Nonostante il carattere diverso legano e il romanzo è la descrizione puntuale della loro amicizia nel corso degli anni (la storia continua negli altri tre volumi della serie).

Entrambe le amiche risultano subito brillanti. Lenù è un topo di biblioteca e ciò che manca in spontaneità compensa con lo studio. Lila invece è naturalmente intelligente, il tipo di bambina che apre a malapena il libro e ottiene i voti migliori.
Le due ragazze alternano momenti di amore incondizionato e odio profondo, invidia e sostegno, sana competizione e guerra folle.

Il linguaggio è semplice ma fluido e accompagna il lettore attraverso il romanzo con il giusto ritmo.
Da italiana, quello che mi è piaciuto del romanzo è che, nonostante sia ambientato a Napoli, per una volta focalizza la narrazione su qualcosa di diverso dalla criminalità. È una boccata d’aria fresca di cui abbiamo bisogno, anche se siamo ancora lontani dal dare all’estero un quadro completo di ciò che è effettivamente l’Italia (ma spero che possiate scoprirne un po’ di più dal mio blog).

Il vero motivo per cui non leggerò gli altri romanzi è che trovo sia Lenù che Lila estremamente fastidiose e antipatiche. Sono peggio di Madame Bovary e senza il genio di Flaubert a sostegno. Sono il tipo di ragazze che incontri a scuola e speri di non rivedere mai più per il resto della vita.
Anche se alternano momenti di simpatia e odio, raramente litigano nel romanzo. La maggior parte dei loro combattimenti sono guerre silenziose, combattute con trucchi, estorsioni emotive e esibizioni.
La loro amicizia nasce dalle rispettive esigenze di essere più popolari o ammirati, non da un’onesta affezione. Non sono riuscito ad affezionarmi a loro durante il romanzo e non mi interessa abbastanza del loro futuro per continuare a leggere. Ho trovato gli altri personaggi più interessanti ma meno approfonditi: Malina, i Sarratore, persino Fernando.

Credo che parte del successo del libro sia dovuto al grosso richiamo internazionale che ha avuto. Noi italiani siamo bravissimi ad apprezzare quello che ci sta sotto il naso solo quando riceve plausi dall’estero. Non mi stupisco che gli stranieri abbiano apprezzato, normalmente leggono cose ben poco carine nei confronti degli italiani quindi vedere rappresentata una sorta di normalità deve essere stata una bella boccata di aria fresca.
Da italiana che sa che l’Italia non è tutta pizza, mandolino e mafia, ho trovato nel romanzo della Ferrante una storia carina, ma non di certo “geniale”.

Dopo aver finito il libro, ho cercato online altre recensioni ma sembra che sia l’unica a cui non è piaciuto il romanzo. Sono davvero sola? Ho interpretato male qualcosa? Dovrei leggere anche gli altri romanzi?

Qual è il personaggio che disprezzi di più in letteratura? Ci sono romanzi che hai lasciato a causa di personaggi “antipatici”?

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