I rituali della montagna – My Mountain Rituals


English Version Below – Per i miei amici sono “quella dei timbri”.
Il mio primo rituale montanaro è ricercare in ogni rifugio o cima un nuovo timbro da aggiungere alla mia collezione.
Il che porta anche al mio secondo rituale, quello che ha ispirato l’apertura di questo blog: scrivere i pensieri che seguono ogni passeggiata in un quadernetto tascabile dalla copertina floreale e minuziosi dettagli in oro.
Il primo scritto sul mio personale diario di vetta data 14 agosto 1990, circa dieci mesi prima della mia nascita. L’autrice è mamma.

I miei genitori sono divorziati da anni e mi riesce quasi difficile immaginarli assieme, eppure, c’era una volta in cui il burbero montanaro dal cuore d’oro che risponde al nome di papà e la delicata e premurosa anima della mia mamma vagavano assieme per le Alpi.
Papà, goriziano, ha i monti stampati dentro. Ancora oggi, se ci parli, è probabile che ti racconti di qualche avventura tra i monti spaziando dai suoi glory days come alpino, fino all’ultima gita con la sua adorata mountain bike. Mamma, udinese, è una persona apparentemente tranquilla, ma dentro ha un groviglio di pensieri che spesso trovano l’unico modo di sbrogliarsi su un pezzo di carta.
Quando si sono incontrati, lui ha subito portato lei tra i suoi luoghi del cuore e lei ha riversato le sue emozioni e le sue esperienze da neofita tra le righe di questo libricino che ora è mio e viene riempito delle camminate che facciamo io e Stefano.

Sono molte le pagine che mi fanno sorridere.
Le mie prime gite in spalla a papà.
Le sue note didascaliche in cui le parole sono messe in colonna come in una torre di pietra.
I bronci per le alzatacce e le sfacchinate.
La prima paginetta scritta da me, dove mi lamentavo del fatto che mi avessero portata al Rifugio Calvi e non “dove c’è la casa di Heidi” (la baita prima di arrivare al Rifugio Giaf).
Anni di vuoto in cui la montagna è stata un’odiata nemica.
Infine, la ripresa nel 2016, quando, con il cuore a pezzi, i paesaggi ispidi a cui mi ero tanto ribellata sono stati una casa in cui riallinearmi e trovare rifugio, protezione e felicità.

Quel quadernino, un po’ come me, è l’esatto risultato dell’unione delle passioni dei miei genitori. Montagna e scrittura. Diligenza e spensieratezza.

Le note che scrivo sono più farraginose rispetto alle descrizioni del blog. Raramente ci sono nomi precisi, dislivelli calcolati al millimetro o coordinate geografiche. Il diario di vetta racconta le mie sensazioni, canta i miei progressi ma anche i momenti bui in cui la paura prende il sopravvento.
Il blog è un modo per dare eco al mio rituale che anche in un mondo senza internet vivrebbe comunque.
Sui miei social non troverai centinaia storie perché quando sono in montagna tiro fuori il telefono solo perché non portarmi appresso una frazione di quello che vedo mi sembrerebbe un crimine troppo grande.
Nei miei racconti cercherò comunque di portarti con me facendoti vivere ogni respiro, ogni sensazione come se fosse tua.

Credo che la montagna sia molto più di una cima raggiunta o di un nuovo sentiero esplorato. La montagna è un’esperienza spirituale, endemica. La montagna è emozione, ed è questa emozione che molto più delle foto o della descrizione didascalica di un percorso crea quel senso di appartenenza e comunità che si respira in ogni “ciao” ansimato tra i ciottoli di una mulattiera.
Sono i piccoli rituali che si trasmettono di genitore in figlio, i piccoli aneddoti, i gesti apparentemente più trascurabili che danno vita ad una passione che può restare sopita anche per anni ma che prima o poi riaffiora.

Quali sono i rituali che hanno acceso la tua passione? Quali la tengono in vita? Quali quelli che tramanderai?


For my friends, I am “the girl of stamps” as my mountain ritual is to look for a new stamp in each hut to add to my collection. This leads to my second ritual, which actually inspired the opening of this blog: writing the thoughts that follow each walk in a pocket notebook with a floral cover and meticulous gold details.
The first entry in my personal mountain diary dates back to 14 August 1990, about ten months before my birth.
The author is my mother.

My parents have been divorced for years and now I find it difficult to imagine them together, yet, once upon a time, the grumpy highlander with a heart of gold who responds to the name of dad and the delicate and caring soul of my mom roamed the Alps together.
Dad, from Gorizia, has the mountains printed inside. Even today, if you talk to him, it is likely that he will tell you about some of his adventures in the mountains, ranging from his “glory days” as an Alpine to the very last trip with his beloved mountain bike.
Mamma, from Udine, is an apparently calm person, but inside she has a tangle of thoughts that often find the only way to unravel on a piece of paper.
When mom and dad met, dad immediately took mum to his favorite places and mum put her heart and her experiences as a neophyte in the pages of this little book.

There are many pages that make me smile.
My first trips on dad’s shoulder.
His concise notes in which the words are placed in a column like a tower of stone.
My pout for the climbs and the toil.
The first page written by me, where I complained that my parents had taken me to Rifugio Calvi and not “where Heidi’s house is” (the hut before arriving at Rifugio Giaf).
Years of emptiness in which the mountain was a hated enemy.
Finally, the recovery in 2016, when, with a broken heart, the bristly landscapes I had rebelled against so much were a way to realign myself and find refuge, protection, and happiness.
That notebook, a bit like me, is the exact result of the union of my parents’ passions. Mountains and writing. Diligence and carefree.

The notes I write are more confused than the blog descriptions. There are rarely precise names, height differences calculated to the millimeter or geographical coordinates. My mountain diary tells about my feelings, sings about my progress but also the dark moments when fear takes over.
The blog is a way to echo my ritual that would still live even in a world without the internet. On my social networks, you will not find cool stories, when I’m in the mountains because when I take pictures it’s only because not carrying with me a fraction of what I see would seem too big a crime.
In my stories, you will not always find the precise descriptions of paths but I will try to take you with me and make you live every breath and every sensation as if it were yours.

I believe that mountains are much more than a reached peak or a newly explored path. The mountain is a spiritual and endemic experience. The mountain is emotion, and it is this emotion that, way more than photos or the didactic description of a route, it is what creates that sense of belonging and community that is breathed in every panting “hello” among the pebbles of a mule track.
It is the small rituals that are transmitted from parent to child, the small anecdotes, the apparently most negligible gestures that give life to a passion that can remain dormant for years but sooner or later reappears.

What are the rituals that ignited your passion? What is the notice in life? Which ones will you pass on?

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