Halloween: La storia di Jack

English version below

Oggi nella mia baita immaginaria siamo in vena di leggende al lume di candela, anzi al lume di una zucca di Halloween intagliata. La storia di Jack of the Lantern si perde nelle fitte trame della storia, ma qui sotto te la racconto rielaborata a modo mio, per rispondere alla domanda che ogni Italiano si fa in questo periodo: perché ad Halloween si intagliano le zucche?


Jack e il Diavolo

La mia storia inizia in modo simile a molte altre.

C’era una volta un uomo che aveva tutto: una moglie, una figlia, un buon lavoro e una mente acuta.
Molti concordavano sul fatto che l’uomo avrebbe potuto usare cotanta mente per diventare ricco, ma a lui piaceva essere un fabbro e in particolare intarsiare croci d’argento.
La vita dell’uomo cambiò radicalmente quando sia sua moglie che sua figlia si ammalarono. Era una semplice influenza, ma fu sufficiente per portare entrambe sul letto di morte. Anche l’uomo avrebbe voluto morire ma, per quanto forte baciasse entrambe e implorasse la morte di prenderlo, le sue preghiere non ebbero riscontro. A peggiorare le cose, la moglie gli fece giurare, su una preziosa piccola croce che lui le aveva regalato anni prima, che sarebbe sopravvissuto, si sarebbe risposato e sarebbe stato felice.

Quell’uomo ero io, Jack.
Ho mantenuto la mia promessa, sono ancora vivo, anche se a rimanere è a malapena l’ombra dell’uomo che ero un tempo
Non mi importa di niente e di nessuno, nemmeno di me stesso. Il mio unico desiderio è preservare ciò che la mia amata moglie e figlia hanno posseduto.
Odio le persone e le persone odiano me. Disprezzo vederle possedere ciò che ho perso, quindi mi arrabbio, urlo e a volte uso la mia mente per giocare brutti scherzi a chi incrocia la mia strada. Coloro che una volta mi lodavano, ora sono contenti che io sia solo un semplice fabbro.

È buio pesto quando esco dal cimitero l’ultimo giorno di ottobre. Mi trascino sulla strada di ciottoli verso il pub. La mano sinistra stringe una bottiglia di whisky, mentre la destra è ficcata nella tasca del cappotto dove, accanto alla croce di mia moglie, calcolo quanti spiccioli mi rimangono per bere tutti i miei dispiaceri.
Sto ancora contando quando mi imbatto in un grosso sacco nero nel bel mezzo della strada. Lo infilzo con la punta dello stivale e questo scoppia in una nuvola di polvere che si rimodella nella forma di una creatura alta e sottile che ricorda una mantide. Al posto della faccia, c’è un buco nero senza fine. Dovrei essere spaventato, immagino, ma non riesco a smettere di fissarlo.

Sai chi sono? Chiede la creatura.
Singhiozzo e bevo le ultime gocce di whisky. Cosa ti fa pensare che mi importi?
La mantide mi troneggia feroce e minacciosa. Tu, uomo disgustoso. Sono il Diavolo e sono venuto a prendere la tua anima.
Singhiozzo ancora. Una parte di me vorrebbe arrendersi e porre fine alla mia vita miserabile. Ma poi penso all’ultima promessa fatta a mia moglie e mi arrabbio. Ripenso a come tutte le mie preghiere siano rimaste inascoltate e decido di usare la doti della mia mente per ingannare il Diavolo.
Scuoto la mia bottiglia vuota. Sarò anche disgustoso, ma non puoi negare a un uomo morente un ultimo goccetto.
Il Diavolo vacilla ma si fa da parte e annuisce in assenso. Mentre camminiamo studio la mia prossima mossa.
Al pub annuso l’odore acre di vino stantio mescolato al vomito, oramai così famigliare, e mi siedo all’estrema sinistra del bancone dove faccio cenno al vecchio Gustav di portarmi l’abituale cicchetto con il peggior whisky in suo possesso.
L’alcol mi riempie le narici e la mia mente nuota in un confortevole intorpidimento. Scolo l’intero bicchiere e il diavolo si avvicina.
È ora, dice.
Quando mi alzo, Gustav mi fulmina con lo sguardo. Non pensare di andartene di nuovo senza pagare, bastardo.
Sorrido rigido e mi volto verso il mio sinistro compagno di bevute. Sei vuoi la mia anima, il minimo che puoi fare è pagarmi da bere. Trasformati in una moneta.
Il Diavolo protesta, mi travolge con il suo respiro mortale ma si restringe nelle dimensioni di un penny, proprio al centro del mio palmo. Serro le dita attorno all’infernale denaro e lo sostituisco con una delle monete nella mia tasca. Sorrido tronfio e beffardo. Ho intrappolato il Diavolo nella mia tasca, e ora che si trova faccia a faccia con il mio crocifisso non può scappare.
Una volta fuori dal pub, in un vicino campo di rape, sento la moneta bruciare e decido di giocare tutte le carte.
Lasciami uscire. Urla il Diavolo.
Facciamo un affare. Propongo. Un altro anno in cambio della tua libertà.
È tutto?
Cos’altro potrebbe chiedere un uomo in punto di morte se non altro tempo?
Il Diavolo sospira ma mi concede il tempo che chiedo e mentre lo libero dalla stretta divina, svanisce già nell’umidità della notte.

UN ANNO DOPO

Ottobre ritorna e nulla è cambiato. Sono ancora amareggiato e ubriaco ma da un anno mi porto sempre appresso svariate crocifissi, nel caso in cui il Diavolo decidesse di tornare da me.
Non so ancora se voglio vivere o morire. Credo che più della voglia di vivere, sia l’avarizia ad incatenarmi a questo mondo.
Ciondolando nel mio giardino, noto quanto mi assomigli nell’aspetto esteriore. Le erbe sono selvagge e incolte come la mia barba. I frutti, soprattutto mele, qui crescono ancora mentre io sono quasi morto.
Quando il Diavolo arriva, l’aria assume una minacciosa sfumatura di rosso.
È ora che tu venga con me.
Sono pronto ma ho un ultimo desiderio. Rispondo.
Non ti porterò al pub.
Non voglio che tu lo faccia, ti chiedo solo di prendermi quella mela lassù. Indico il frutto lontano sull’albero più alto e mentalmente conto tutte le croci che ho con me.
Con mia grande sorpresa, il Diavolo mi concede anche questa richiesta e mentre sale, così mentre ascende, sferro tutte le mie armi senza lama e circondo la base del melo del loro potere divino.
Mi hai ingannato di nuovo. Urla il diavolo una volta capito il mio trucco.
Concedimi altri anni. Continuo.
No.
Allora resta lì con le mele. Io vado a bere.
Faccio per andarmene quando odo gridare il mio nome.
Promettimi che mai e poi mai reclamerai la mia anima. Dico.
Lo prometto, grugnisce il Diavolo e anche questa volta lo libero dalla sua prigione.

QUALCHE ANNO DOPO

Finalmente il momento è arrivato. Sono morto.
Mi aspettavo di provare dolore ma l’alcol ha intorpidito anche questa parte della mia vita. L’aldilà è rumoroso con tutte le anime pronte a trapassare verso l’aldilà. Alcuni urlano, altri implorano di tornare indietro, ma io li ignoro e mi metto silenziosamente in fila attendendo il momento in cui incontrerò di nuovo la mia famiglia.
Sono Jack, dico alle porte del paradiso quando giunge il mio turno.
Non c’è nessun Jack qui, prova dal Diavolo. Avanti il prossimo. Afferma una voce celestiale dall’alto.
Deve esserci un errore, indugio con rabbia.
Non ci sono errori in paradiso.
Mi ritiro lontano dalla folla in una zona grigia, nebbiosa, e sento un segnale acustico costante nella mia testa. Se non fossi già morto, giurerei di stare per svenire.
Diavolo, urlo. Diavolo, per favore vieni.
La nebbia si addensa e spessi cancelli di ferro appaiono davanti a me.
Guarda chi si rivede, dice la voce familiare. Cosa posso fare per te?
Sono pronto a seguirti.
Il Diavolo ride. Mi dispiace Jack, mi hai fatto promettere di non reclamare mai la tua anima. Non ti farei mai torto simile.
La nebbia scompare e ci ritroviamo di nuovo nel campo di rape vicino al pub.
Mi piaci, Jack, sei stato l’unico che mi ha tenutotesta e io ti aiuterò. Prendi questo carbone ardente. Dice il Diavolo deponendo il carbone all’interno di una rapa vuota.
Cosa dovrei fare con quello? Chiedo.
Il Diavolo scuote le spalle prima di lasciarmi solo. Quello che hai fatto per tutta la vita: cercare il tuo inferno in terra.

Ti chiedi dove sono adesso? Ovunque e in nessun luogo.
Mi invocano ad Halloween ma io sono sempre in giro. Il Vagabondo con la rapa da compagnia.
Se vedi una luce sospesa a mezz’aria quindi, nel profondo delle notti di ottobre, sono io che sconfino nel mio dolore, sospeso proprio dove il Diavolo mi ha lasciato, nel baratro tra il regno dei vivi e quello dei morti.

Se ti è piaciuta questa storia non perderti I Bastardi e il Passero e La baita.


Jack and the Devil

Today in my imaginary mountain hut we are in the mood for legends by candlelight, or rather by the light of a carved Halloween pumpkin. The story of Jack of the Lantern is lost in the thick plots of history, but below you can find the story reworked in my own way, to answer the question that every Italian asks in this period: why do pumpkins are carved on Halloween?


My story begins like many others.

Once upon a time… there was a man who had everything: a wife, a daughter, a good job, and a clever mind.
Many agreed that the man should have used his mind for profit, but he liked being a blacksmith and particularly inlaying silver crosses.
The man’s life flipped around when both his wife and daughter fell ill. It was a simple flu, but it was enough to take the women on the deathbed. He wanted to go too, but no matter how hard he kissed both and how vigorously he begged death to come, but death just wouldn’t hear. As to make everything worse, his wife made him swear, on a precious little cross he gifted her with many years before, that he would live on, remarry and be happy.

That man was me, Jack.
I kept my promise and I’m still alive although I’m the only shadow of the man I used to be.
I don’t care about anything or anyone, not even myself. My only wish is to preserve what my beloved wife and daughter ever touched.
I hate people and people hate me. I despise seeing people have what I lost so I get bitter, I yell and sometimes I use my famous mind to play tricks on whoever crosses my way. Those who once praised me, now are glad that I’m just a blacksmith.

It’s pitch dark when I leave the cemetery on the last day of October. I drag myself on the cobblestone road on the way to the pub. The left hand holds a bottle of whisky, while the right is shoved in the pocket of my coat where, next to my wife’s cross, I calculate how much I have to drink my sorrows away.
I’m still counting when I stumble upon a large black trash bag in the middle of the way. I stick it with the tip of the boot, and it blows into a cloud of dust that reshapes into the form of a tall and thin creature that recalls a mantis. In place of the face, there’s a never-ending black hole. I should be scared, I guess, but I can’t stop staring.

Do you know who I am? Asks the creature.
I hiccup and drink the last drops of whisky. What makes you think I care?
The mantis towers me fierce and threatening. You, infamous man. I’m the Devil and I’ve come to collect your soul.
I hiccup again. Part of me would like to give in and finally put an end to my grievous life. But then I think of the last promise to my wife and I get mad. I recall how all my prayers were left unanswered and decide to use my witty mind to fool the Devil.
I shake my empty bottle. I may be infamous, but you can’t deny a dying man his last sip.
The Devil falter but steps aside and leads the way.
While we walk I consider my next move. As I enter the pub, I sniff the sharp smell of stale wine and vomit which now is family to me, and I sit on the far-left side of the counter. I nod to old Gustav to get my habitual shot of the worst whisky he owns.
Alcohol fills my nostrils and my mind swims into comfortable numbness. I guzzle down the entire glass and the Devil comes closer.
It’s time, it says.
As I stand Gustav looks daggers at me. Don’t you think to leave without paying again, you bastard.
I smile stiffly and turn to my companion. It’s you who wants my soul, the least you can do is pay me the drink. Turn into a coin.
The Devil invests me with his deathly breath but shrinks into the size of a penny, right in the center of my palm. I wrap my fingers around the hellish money and replace it with one of the coins in my pocket. I smile smugly. I have trapped the Devil in my pocket, and now that he is face to face with my crucifix he cannot escape.
Outside the pub, in a turnip field, I feel the coin burning.
Let me out. The Devil screams.
Let’s make a bargain. I propose. Another year of life for your freedom.
That’s all?
What else could a dying man ask?
The Devil sighs. Agreed.
As I took the coin out of my pocket, the Devil vanishes into thin air.

ONE YEAR LATER

October comes again, and nothing has changed. I’m still bitter, I’m still drunk but I always carry crosses in case the Devil comes again.
I don’t know yet if I want to live or die. I believe that more than the will to live, it is avarice that chains me to this world.
I dangle in my garden and notice how much it resembles my outer look. Herbs are as wild and uncultivated as my beard, but fruits are still growing while I’m on the verge of being dead.
When the Devil comes, the air turns a menacing shade of red.
It’s time for you to come. It says.
I look around. I am ready but I have one last wish.
I won’t take you to the pub.
I don’t want you to, but can you fetch me that apple up there? I indicate the farthest fruit on the tallest trees and mentally count all the crosses I have at my disposal.
To my surprise, the devil grants me also this request.
As the Devil ascends, I take out all my crosses and place them around the apple tree’s roots.
You fooled me again. Screams the Devil realizing my trick.
It’s not my time to go yet. I reply. Grant me other years.
No.
Then stay there with the apples. I’ll go have a drink.
I start to leave but I hear my name being yelled.
Promise me that you will never, ever, claim my soul. I continue.
I promise, grunts the Devil, and once again I release him from his branchy prison.

SOME YEARS LATER

The moment has finally come. I’m dead.
I expected to feel pain but alcohol has numbed also this part of my life. The beyond is loud with all the souls ready to pass on. Some scream, some beg to go back but I put myself in line and wait silently for the moment I’ll meet my family again.
I’m Jack, I state at the gates of heaven.
There’s no Jack here, try with the Devil. States a crystal voice from above. Please move aside you’re blocking the queue.
There must be a mistake, I linger angrily.
There are no mistakes in heaven.
I retreat, away from the crowd in grey, foggy, area, and feel a steady beep in my head. If I weren’t dead, I’d swear I’m about to faint. I realize what I jeopardized with my conduct while on earth and realize that I’ve nowhere to go.
Devil, I yell. Devil, please come.
The fog thickens and thick iron gates appear before me.
Long time no seen, says the familiar voice. What can I do for you?
I’m ready to come.
The Devil laughs. I’m sorry Jack you made me promise not to take your soul. I would never do you wrong.
Fog disappears and we’re back in the turnip field near the pub.
I like you, Jack, you were the only one who stood up to me and I will help you. Take this burning coal. Says the devil putting the coal inside an empty turnip.
What I’m I supposed to do with that? I inquire.
The Devil shakes its shoulders. What you’ve done all your life: search your own hell.

Wondering where I am now? Everywhere and nowhere.
They summon me on Halloween but I’m always around. The Vagabond with the pet turnip.
If you see a light suspended in mid-air, in the depths of October nights, it is I who cross over into my pain, suspended right where the Devil left me, in the abyss between the kingdom of the livings and that of the deads.

If you like this story, don’t miss The Bastards and the Bird and The Hut.

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