Evergreen Hike: Anello Monte Cuar

Ovvero dove NON andare nei weekend di sole, quando i centri commerciali sono chiusi e c’è una pandemia in corso.

Questa volta io e Stefano non ce l’abbiamo fatta. Abbiamo ceduto alle tentazioni della sveglia domenicale e siamo rimasti a letto più di quanto facciamo prima delle camminate.

La meta era già decisa. Avremmo continuato il filone del primo conflitto mondiale con una passeggiata sul Monte Festa.
Come Monte Festa? ti chiederai. Il titolo dice Anello Monte Cuar. E infatti sul Monte Festa non ci siamo mai arrivati, frenati ancora prima di cominciare al parcheggio strabordante di auto.

So che può sembrare un controsenso che una con un blog di camminate, si indisponga per un paio di macchine in più ma è proprio così. Dopotutto vorrei possedere una baita sperduta nel bosco, la folla mi piace ma fino ad un certo punto e di certo non in cima alle montagne.

Così cambiamo meta in corner e per questa camminata autunnale scegliamo il Monte Cuar sul quale non sono mai stata.
La strada asfaltata che porta al principio della nostra gita è un serpentello sottile e arzigogolato che parte dal centro di Avasinis e si snoda nel bosco fino all’imbocco del sentiero CAI 816. Questi chilometri in solitaria, accompagnati solo da Bruce Springsteen in sottofondo, mi fanno ben sperare per il cambio di meta.
Anche qui le vetture non mancano ma ormai è tardi per cambiare di nuovo quindi iniziamo quello che ho definito un evergreen trekking.
Sul Cuar intraprenderemo un percorso ad anello. Saliremo in vetta con il sentiero 816 per poi riscendere verso Malga Cuar con l’815. Quest’ultimo ci condurrà al punto di partenza.

Partenza Sentiero CAI 816 - Monte Cuar
Partenza Sentiero CAI 816 – Monte Cuar
Salita Sentiero CAI 816 - Monte Cuar
Salita Sentiero CAI 816

Il motivo delle tante auto è presto spiegato. Il sentiero tira su bene ma non ha altre difficoltà se non la pendenza. Niente di esagerato però, la salita è affrontabile da tutti con un po’ di pazienza. Bastano pochi metri per innalzarsi oltre gli alberi e scorgere il paesaggio tutt’attorno, che si spinge fino al mare da una parte e verso la Carnia dall’altro.
Il sentiero ci guida in cima alla montagna alternando spazi aperti ed erbosi a tratti coperti nel sottobosco. Più ci si alza, più il panorama diventa mozzafiato. Le montagne sono avvolte dal sole ma sulla pianura del Friuli-Venezia Giulia aleggia una sottile coperta di foschia quasi come nel famoso quadro di Caspar David Friedrich. I raggi solari che riescono a filtrare oltre la coltre convergono tutti sul Tagliamento, che da quassù pare infinito.

Pianura Friulana dal Monte Cuar

Conquistiamo la vetta ma è così affollata che non riusciamo nemmeno ad avvicinarci alla Madonnina o alla campanella. Fatta eccezione per qualche foto ci muoviamo di fretta per trovare uno spazio in cui mangiare e godere del panorama da soli.
Lasciamo la cima senza abbandonare la cresta. Il verde dei prati sta lentamente cedendo il passo all’inverno. Lo steccato della malga segue parallelo il sentiero e si perde a vista d’occhio verso il Cuel dal Poz e la croce di vetta del monte Flagjel. Il paesaggio mi ricorda la mia amata Scozia e in particolare l’Arthur’s Seat, il colle di Edinburgo, oppure la schiena di un drago addormentato.
Rifocillati e infreddoliti ci avviciniamo alla malga e da lì prendiamo il sentiero 815 fino all’auto. La discesa, molto meno ripida della salita, si sviluppa interamente nel sottobosco. I piedi affondano nel mare di foglie e, come bambini, io e Stefano li trasciniamo per far si che il suono dell’autunno copra tutto il resto.

Monte Cuar

Ho definito l’Anello del Monte Cuar un evergreen trekking perché penso che possa essere fatto in qualsiasi periodo dell’anno e con quasi qualsiasi tempo atmosferico. Lo eviterei solo a luglio e agosto perché buona parte del sentiero è in battuta di sole. Se deciderai di farlo ti consiglio di percorrerlo come lo abbiamo fatto noi. Andata con sentiero 816 e rientro con l’815. Salire con l’815 è sicuramente meno dispendioso per il fiato ma scendere dall’816 rischia di essere più complicato, se non pericoloso, soprattutto quando il terreno è bagnato.

Sentiero CAI 815 - Monte Cuar

Detto questo, mentirei se dicessi che questa camminata autunnale mi è piaciuta.
Il paesaggio e il sentiero che il Monte Cuar offre sono emozionanti e non vedo l’ora di gustarmeli di nuovo. Credo che però lo farò quando il meteo non è dei più promettenti oppure durante un giorno di ferie infrasettimanale.
Ho aperto questo blog perché adoro andare in montagna. Mi piacciono non solo i paesaggi ma anche la gente che puoi incrociare lungo i sentieri oppure in rifugio. Il bello della montagna è che è un ambiente molto democratico, la fatica è uguale per tutti e non ci sono scorciatoie. Se decidi di dedicare il tuo tempo libero ad un’attività che di primo acchito ti fa sentire di merda e mette in luce tutte le tue debolezze o sei pazzo oppure sei così stufo di quello che c’è “in pianura” che pur di evitarlo affronteresti anche il più ripido dei ghiaioni in ginocchio.

Monte Cuar

Questo è quello che mi ha insegnato l’alpino di casa, papà. Credo che il primo “In montagna non si urla, risparmia fiato” sia arrivato quando ancora mi portava lui in spalla. Per il resto mi è sempre stato detto di parlare poco e ascoltare tanto. Il cigolio degli alberi, il fruscio delle foglie, lo scorrere di un torrente oppure l’avvicinarsi di un temporale. Sono cresciuta sapendo che la confusione è “giù” (o in Rifugio) e la pace è “su”. Se le hai viste, capirai quindi il perché delle mie storie scocciate.
Vorrei che quanta più gente possibile si avvicinasse alla cultura della montagna, altrimenti non avrei aperto questo blog. Ma non così. La montagna è uno stile di vita, uno stato d’animo, una cura contro i mali del cuore. Non un’alternativa come un’altra al centro commerciale o un modo per sfuggire alle restrizioni del Coronavirus. Se la intendi in questo modo, mi dispiace dirtelo ma cambia hobby.
Sui monti la parola chiave è rispetto. Rispetto per gli altri, che affrontano come te un ambiente inospitale e che probabilmente lì vi cercano pace. Soprattutto rispetto per i monti stessi.

La montagna odia gli stupidi e la leggerezza si paga a caro prezzo


Per questo odio vedere la folla sui cocuzzoli.
Una cara amica mi ha detto che invece di lamentarmi per la gente, nelle stories avrei fatto meglio a raccontare solo il paesaggio. Non sono d’accordo. Voglio trasmettere la montagna per come la intendo io, non perché io sia un’autorità in materia ma perché è quella che è stata insegnata a me da tutti i montanari che conosco.

Monte Cuar

Dato che il Monte Cuar è un evergreen trekking, ti consiglio di evitarlo quando c’è il sole, i centri commerciali sono chiusi e c’è una pandemia in corso.

Cerca un momento per godere del Cuar quando può essere solo tuo. Le chiacchere si trovano ovunque, ma l’emozione di godere della natura senza distrazioni è unica.

Se vuoi scoprire altri trekking in Friuli-Venezia Giulia, vai alla sezione Experiences.


Evergreen Trekking: Mount Cuar Ring Route – Friuli Venezia Giulia

Or where NOT to go on sunny weekends, when shopping centers are closed and there is an ongoing pandemic

This time Stefano and I didn’t make it. We succumbed to the temptations of the Sunday late wake-up call and stayed in bed longer than we usually do before walking. The goal was already decided. We would have continued with the First World War trend with a walk on Monte Festa.

Monte Festa? you will ask yourself. The title says Monte Cuar Route. Yes, it does! We never got on Monte Festa, braked even before starting by the overflowing car park.

I know it may seem counterintuitive that someone with a blog that promotes mountain trekking gets upset by crowds, but that’s it.
After all, I would like to own a hut lost in the woods, I like the crowd but up to a certain point and not on top of the mountains. So we change the destination and for this autumn walk, we choose Monte Cuar on which I have never been.

The asphalted road that leads to the beginning of our tour is a thin and convoluted snake. It starts from the center of Avasinis (Udine, Friuli-Venezia Giulia) and winds through the woods up to the start of the CAI path 816. These kilometers, accompanied only by Bruce Springsteen, bode well for the change of destination.

Here too we meet many cars but by now it’s too late to change again; hence we start what I have defined an evergreen trekking.
On Mount Cuar we will undertake a circular route. We will climb to the summit with path 816 and then descend towards Malga Cuar with 815. The latter will lead us to the starting point.

The reason for the many cars is quickly explained. The path pulls up well but has no other difficulties than the slope. Nothing exaggerated, the climb can be tackled by everyone with a little patience.
Few meters are enough to rise above the trees and see the landscape all around. It goes as far as the sea on one side and towards Carnia on the other.

The path leading us to the top alternates open spaces with the undergrowth. The higher we get, the more breathtaking the view becomes. The mountains are shrouded in sunlight but a thin blanket of mist hovers over the Friuli-Venezia Giulia plain. It’s almost like being in the famous painting by Caspar David Friedrich. The sun’s rays that filter beyond the blanket all converge on the Tagliamento, which from up here seems infinite.

Cima Monte Cuar

We conquer the summit but it is so crowded that we can not even get close to the Madonnina or the bell. Except for a few photos we move in a hurry to find a space where to eat and enjoy the view alone. We leave the summit without wandering off the ridge. The green of the meadows is slowly giving way to winter. The fence of the hut follows the path and fades towards the Cuel dal Poz and the summit cross of Mount Flagjel. The landscape reminds me of my beloved Scotland and in particular of the Arthur’s Seat, the hill of Edinburgh. Or the back of a sleeping dragon.

Well-fed and a bit cold, we approach the hut and from there we take path 815 to the car. The descent, much less steep than the climb, develops entirely in the undergrowth. Our feet sink into the sea of leaves and, like children, Stefano and I drag them to make sure that the sound of autumn covers everything else.

I called the Monte Cuar Ring route an evergreen trek because it can be done at any time of the year and in almost any weather. I would avoid it only in July and August because a large part of the path is in full sunlight. If you decide to do it, I recommend that you follow the path as we did. Start your trekking with path 816 and return with 815. Climbing with the 815 is easier, but descending with 816 might be complicated, if not dangerous, especially when the ground is wet.

That said, I would be lying if I told you I enjoyed this trekking.
The landscape and the path that Monte Cuar offers are exciting and I can’t wait to enjoy them again. But I will do it when the weather is not the most promising or during a midweek holiday.
I started this blog because I love going to the mountains. I like not only the landscapes but also the people you can meet along the paths or in the mountain huts. Mountains are a very democratic environment, the effort is the same for everyone and there are no shortcuts.
To devote your free time to an activity that at first makes you feel like shit and highlights all your weaknesses, either you’re crazy or you’re very tired of what’s “on the plain”. You’re so fed up that to avoid the crowd you would tackle even the steepest scree on your knees.

This is what my own Alpine, dad, taught me.
I believe that he first told me “Don’t scream in the mountains, save your breath” when he was still carrying me on his shoulder. For the rest, I have always been told to speak little and listen a lot. The creaking of trees, the rustle of leaves, the flow of a stream, or a storm approaching. I grew up knowing that confusion is “down” (or in the mountains hut) and peace is “up”. If you’ve seen my stories on Instagram, now you’ll understand why I was so annoyed.

I would like as many people as possible to approach the culture of the mountains, otherwise, I would not have started this blog. But not like this. The mountains are a way of life, a state of mind, a cure for the heart. They’re not an alternative to shopping centers or an escape from the Coronavirus restrictions. If you mean it that way, I’m sorry to tell you but it’s better you change hobby. In the mountains the keyword is respect. You must respect others but, above all, respect for mountains themselves.

Monte Cuar

The mountains hate stupid people and lightness comes at a high price. This is why I hate to see crowds on the peaks.

A dear friend told me that I should have not complained about people and that I would have done better to show the landscape only. I do not agree. I want to convey the mountains as I understand them. Not that I am any kind of authority but it’s what I’ve always been taught by all the mountain dwellers I know.

Since Mount Cuar is an evergreen trekking, I recommend that you avoid it when the sun is shining, the shopping centers are closed and there is an ongoing pandemic.
Look for a moment to enjoy Cuar when it can only be yours. Chatting is everywhere, but the thrill of enjoying nature without distractions is unique.

If you liked this article and would like to read of more trekking in Friuli-Venezia Giulia, visit the Experiences section.

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