Le Notti Bianche di Fëdor Dostoevskij

L’anatomia di un Sognatore

Mi piace pensare ai libri come a delle formidabili e tascabili macchine dello spazio-tempo. Costruite solo con carta e inchiostro possono teletrasportare il lettore in qualsiasi luogo, reale o immaginario, e in qualsiasi tempo passato, presente o futuro.
Durante la lettura, esiste un momento magico e catartico che unisce l’anima del lettore a quella dello scrittore. Esse si incontrano, si comprendono e viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda. Talvolta sono così affini che leggendo si ha l’impressione che l’autore abbia spiato nella mente del lettore e che e abbia impresso in forma scritta ciò che quest’ultimo non era mai stato in grado di esprimere.

Ho provato questo con l’ultimo libro letto. Mi considero una sognatrice e in quanto tale mi credevo adeguata a esprimere gioie e dolori di contanta condizione. Ho persino provato a scrivere a riguardo ma ora scopro che, 172 fa, ne “Le Notti Bianche”, Fëdor Dostoevskij aveva già concretizzato ciò che sobbolle da tempo in me.
Possono un ragazzo russo classe 1821 e una ragazza italiana del 1991 provare emozioni così simili? Per mille ragioni, tra cui un’adolescenziale esperienza con Mr. Tolstoj, avrei detto di no. Le notti bianche mi ha fatto ricredere.

Ci troviamo a San Pietroburgo, nelle tiepide notti luminose di mezza estate in cui il sole tramonta agli albori dell’oscurità. Accompagniamo la passeggiata di un uomo di cui non conosciamo il nome ma che ci viene subito presentato come un’anima solitaria e introversa che osserva la società che lo circonda da spettatore. Osservandola attraverso la vela di un drappo spesso, la cui trama è tessuta dai suoi stessi sogni. Se siano i sogni ad averlo isolato o se sia stato l’isolamento ad aver stimolato i sogni, non ci è dato sapere. Nella notte in cui lo incontriamo il drappo è parzialmente sollevato. La luce della notte nordica filtra e rivela al protagonista una città ormai vuota in cui le persone sono tutte in villeggiatura per la stagione estiva. Tutte tranne una.
Una ragazza vaga altrettanto solitaria nella deserta San Pietroburgo ed è qui che una losca figura tenta di importunarla. Ecco che ridestato, il sognatore esce dalla sua bolla ed entra in scena per salvarla. Conosciamo così Nasten’ka è una giovane donna che ha come unica compagnia quella dell’anziana nonna la quale, durante il giorno la costringe accanto a sé tramite degli abiti cuciti assieme. Il sognatore si sente benedetto e vede da subito in Nasten’ka il pretesto per uscire dalla sua inesauribile solitudine e al tempo stesso un mezzo per sognare ancora di più. Seguiamo i loro incontri per quattro notti ed un mattino fino a giungere all’epilogo del racconto.

L’edizione Feltrinelli in mio possesso propone immediatamente dopo “Le notti Bianche” i cinque feuilletons che Dostoevskji scrisse per il giornale Sankt-Peterburgskie Vedomosi (Gli Annali di Pietroburgo) e che compongono quindi “La cronaca di Pietroburgo”. Gli scritti sono realtà cronologicamente invertiti. A volte pare che La Cronaca sia una bozza delle Notti tanto che alcuni passaggi si ripropongono quasi identici. Ciò che cambia è l’atmosfera. Se nei feuilletons, ad esempio, il trasferimento della società è visto come una pausa positiva dopo un’intensa stagione invernale, nelle Notti diventa sinonimo di abbandono. Un abbandono introspettivo del sognatore i cui contorni si fanno flebili e sfumati, adatti ad un’ambientazione notturna.

Appartengo a quella fazione di lettori che reputa i libri sacri e che ama conservarli intonsi. Non stropiccio e non sottolineo. O forse dovrei dire non sottolineavo? Con Le Notti Bianche sono venuti meno tutti i miei propositi e mi sono ritrovata a leggere con una matita tra le labbra pronta a evidenziare le parole che non sono mai riuscita a scrivere.

Confesso che per tanto tempo mi sono sentita solitaria e vagante come il sognatore. Di rado mi ricordo i sogni notturni, eppure nel corso della mia vita ho vissuto sogni ad occhi aperti degni delle migliori scenografie holliwoodiane. I sogni, ispirati da libri, film, canzoni, lo sguardo di un passante al ritorno da scuola, mi permettevano di essere chi non ero nella vita reale. Potevo avere gli amici che volevo, gli amori che volevo. Potevo essere audace, sfrontata, sciocca mentre tutti i giorni ero una ragazzina diligente e timida che ballava con l’iPod nelle orecchie dietro la porta chiusa della sua cameretta. I sogni hanno dato così forma alle mie storie che il mio secondo libro (inedito, ovviamente) si intitola “La sognatrice” ed è nato come risposta trasognata ad una grossa delusione d’amore.

A volte mi domando se sognare così tanto sia stata una perdita di tempo ma so bene che senza quei sogni non sarei la persona che sono, non avrei il lavoro che ho e non starei scrivendo questo blog. Parlo al passato perché da qualche tempo i sogni ad occhi aperti si sono affievoliti. Ho un lavoro che mi appaga e un uomo che mi ama. Ho e progetti concreti a cui applicare la mia fantasia ma ammetto che quella parte di me mi manca, che vorrei ancora creare storie con la facilità con cui lo facevo una volta.
Dostoevskji mi ha ricordato com’ero. Le sensazioni che provavo. Mi ha riconnessa con la parte di me che ho dovuto mettere da parte per crescere e maturare. Mi ha fatto comprendere che forse devo ripartire dal dove avevo interrotto i sogni. Neanche farlo apposta con lo scrivere la parola fine a “La Sognatrice”.

Mi riuscirà sempre difficile capire cosa spinga le persone a non leggere. Troppe sono le sensazioni che scaturiscono, troppi gli insegnamenti, troppe le connessioni. Un libro non è solo un oggetto è anche un frammento di anima, un horcrux positivo.

I libri sono l’unico modo ad oggi conosciuto per viaggiare stando fermi e per ricevere messaggi di monito, insegnamento o incoraggiamento direttamente dal passato e da chi ha vissuto prima di noi.

La loro fantasia, mobile, volatile, lieve è già stata ridestata, la loro capacità di percepire impressioni è ormai strutturata, e un mondo di sogni, con gioie e dolori, con inferno e paradiso, con donne incantevoli, imprese eroiche, con un’attività nobile, sempre con una sorta di pugna gigantesca, con delitti e ogni possibile orrore, all’improvviso s’impadronisce della realtà tutta dell’essere stesso del sognatore. La stanza scompare, anche lo spazio, il tempo si ferma o vola così veloce che un’ora trascorre in un minuto, a volte intere notti passano in modo impercettibile nei piaceri ora descritti; a volte in alcune ore si vive il paradiso dell’amore o un’intera vita colossale, gigantesca inaudita, bizzarra come un sogno, colma di una bellezza grandiosa.


Seguimi su Instagram per camminare o riflettere assieme a me =)


White Nights by Fëdor Dostoevskij

The Anatomy of a Dreamer

I like to think of books as formidable and pocket-sized space-time machines. With paper and ink, books can teleport readers to any place, real or imaginary, and in any time, present or future.

While reading, there is a magical and cathartic moment when the reader’s soul connects with that of the writer. They meet, understand each other, and travel on the same wavelength. Sometimes they are so similar that while reading one gets the impression that the author has spied in the reader’s mind.

I tried this first-hand with the last book I read. I consider myself a dreamer and as such, I thought myself adequate to express joys and sorrows of such condition. I even tried to write about it, but now I discover that 172 ago, in White Nights”, Fëdor Dostoevskij had already concretized what has been simmering in me for years.
Can a Russian boy born in 1821 and an Italian girl from 1991 feel such similar emotions? For a thousand reasons, including a teenage experience with Mr. Tolstoj, I would have said no. But White Nights made me think again.

We are in St. Petersburg, in the warm bright midsummer nights when the sun sets at the dawn of darkness. We accompany the walk of a man whose name we do not know. He is presented to us as a solitary and introverted soul who observes the society that surrounds him as a spectator. Between him and society hangs a thick cloth, whose weft is woven by his own dreams. Whether it is dreams that have isolated him or whether it is isolation that has stimulated the dreams, we do not know. We understand though, that on the night we meet him, the cloth is partially raised. The lights of the Nordic night filter and reveal to the protagonist an empty city where people are all on vacation. All but one.
An equally lonely girl wanders in the deserted St. Petersburg. A shady figure tries to bother her, but a finally awakened dreamer comes out of his bubble and enters the scene to save her. This is how we meet Nasten’ka, a young woman whose only company is that of her elderly grandmother who, during the day, forces her home. The dreamer feels blessed by the encounter. He sees in Nasten’ka the pretext to extinguish his inexhaustible loneliness and a means to dream even more. We follow their meetings for four nights and one morning until we reach the epilogue of the story.

My edition proposes immediately after “White Nights” the 5 feuilletons that Dostoevskji wrote for the Sankt-Peterburgskie Vedomosi newspaper (The Petersburg Annals).
The Petersburg Chronicle” and “White Nights” are chronologically reversed realities. Sometimes it seems that The Chronicles are a draft of the Nights, so much so that some passages are repeated almost identically. What changes is the atmosphere. In the feuilletons, the empty city is a positive break after an intense winter season, while in the White Nights it becomes synonymous with abandonment.

I belong to that faction of readers who consider books to be sacred and who love to keep them untouched. I do not wrinkle them and do not underline them. Or should I say I didn’t underline them? With “White Nights” all my good intentions failed. I found myself reading with a pencil between my lips ready to highlight the words that I have never been able to write.

I confess that for a long time I felt lonely and wandering like the dreamer. I rarely remember night dreams, yet in the course of my life, I have lived daydreams worthy of the best Hollywood sets. My dreams were inspired by books, movies, songs, or the glance of a passerby returning from school. They allowed me to be who I was not in real life. I could have the friends I wanted, the loves I wanted. I could be bold, cheeky, foolish while in the day to day I was a diligent and shy girl dancing with the iPod behind the closed door of her bedroom. Dreams have given shape to my stories so much that my second book (unpublished, of course) is called “The Dreamer”. It was created as a dreamy response to a big love disappointment.
Sometimes I wonder if dreaming so much was a waste of time. I know though that without those dreams I wouldn’t be the person I am, I wouldn’t have the job I have and I wouldn’t be writing this blog. If it feels like I’m am speaking in the past tense, it is. It has been some time now that daydreams have faded. I have a job that satisfies me and a man who loves me. I have concrete projects to apply my imagination to. But I also miss that part of me. I would still like to create stories with the ease that I once had.
Dostoevskji reminded me of what I was like. The sensations I felt. It reconnected me with the part of me that I had to put aside to grow up and mature. It made me understand that maybe I have to start from where I left my dreams off. Writing the word end to “The Dreamer”.

And it all happened by chance thanks to a short story of sixty pages.

I will always find it difficult to understand what causes people not to read. Too many are the sensations that arise, too many teachings, too many connections. A book is not just an object, it is also a soul fragment, a positive horcrux.

Books are the only way we have to travel standing still and to receive messages of warning, teaching, or encouragement directly from the past and from those who lived before us.

Follow me on Instagram

2 pensieri riguardo “Le Notti Bianche di Fëdor Dostoevskij

    1. Ciao Gabriella! Grazie per il tuo commento! Ho dato un’occhiata al tuo blog, quante cose in comune 😀

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close