My Mountain words: S like Stiç

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After the Fumate, here comes another word in my own alpine syllabary. This time we talk about embers. And their unique perfume.

“Ce profum di stiç!” (What perfume of stiç!)

It’s probably one of the words I say the most whenever I walk near a village where fireplaces are as common as radiators.

In Friulano, the language of Friuli-Venezia Giulia, we use the word stiç to describe embers. Translated into the perfume-world, it refers to the unique smell of smoke you breathe whenever you stand too close to a fire, a fireplace, a fogolâr or a stove.

It’s the smell that ripples out of mountain huts’ chimeneas.
It’s the smell of burned woods and polenta roasting in the pot.
It’s the smell of warmth and protection.
It’s the smell of history, past times, and past stories.
It’s the smell of smut, permeated in fireplaces’ walls.
I love the perfume of stiç. I love to sit near the fire and wear it on me like a scent.

When I spent a week of my life in Malga Pozôf my favorite spot was the smokehouse, where the scent of stiç reigns.
Every other day they placed ricottas on a hanging grill above the fire. The room filled with fumes and smoke made the magic. In fact, it is the smoke and the scent of stiç that transforms an otherwise bland cheese into a tasty dough to grate on the most delicious dishes.

Funnily enough, for a strange assonance, I associate the word stiç to the English verb “to stick. The smell of stiç sticks firmly to nostrils and clothes, to hair and memories of past existences when the fire was the core of life.

Mountain Words: Stiç
Ricottas in the smokehouse

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Le mie parole della montagna: S come Stiç

Mountain Words: Stiç

Dopo la Fumate, ecco un’altra parola nel mio sillabario alpino. Questa volta parliamo di braci. E del loro profumo unico.

Ce profum di stiç!” (Che profumo di stiç!)

Probabilmente è una delle frasi che dico più spesso quando cammino nei pressi di un paese in cui i caminetti sono diffusi quanto i termosifoni.

In Friulano usiamo la parola stiç per descrivere le braci. Tradotto nel mondo dei profumi, stiç si riferisce all’odore unico di fumo che si respira vicino a un fuoco, un caminetto, un fogôlar o una stufa.

È l’odore che esce dai camini dei rifugi di montagna.
È il profumo di legno bruciato e della polenta arrostita nel paiolo.
È il profumo del calore e della protezione.
È il profumo della storia, dei tempi e delle storie passate.
È il profumo di fuliggine, impregnato nelle pareti dei camini.
Adoro il profumo di stiç. Adoro sedermi vicino al fuoco e indossarlo come una fragranza.

Quando ho trascorso una settimana della mia vita a Malga Pozôf il mio posto preferito era l’affumicatoio, nel quale il profumo di stiç regna sovrano. Quasi ogni giorno le ricotte venivano adagiate su una griglia sospesa sul fuoco. La stanza si riempiva di fumo dando vita la magia. Sono infatti il fumo e il profumo di stiç a trasformare un formaggio all’apparenza insipido, in un gustoso cacio da grattugiare sui primi piatti più prelibati e non solo.

Per una strana assonanza, associo la parola stiç al verbo inglese “to stick“, “attaccare”.
L’odore di stiç si attacca saldamente alle narici e ai vestiti, ai capelli e ai ricordi di esistenze passate, quando il fuoco era il fulcro della vita.

Mountain Words: Stiç
Le Ricotte nell’affumicatoio

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