Una camminata solitaria nella selvaggia Val Aupa

È passato un mese dall’ultima camminata e io ho solo una richiesta: trovare un bosco in cui respirare l’autunno.
Io e Stefano ci svegliamo all’alba (nomen omen), la meta è già decisa: il Bivacco Bianchi in Val Alba.
Abbiamo intravisto la costruzione durante il bellissimo documentario di Ivo Pecile e Marco Virgilio sulle Alpi Carniche e, essendo la zona sconosciuta ad entrambi, ci è subito sembrato un buon modo di esplorarla, fasciata dal suo vestito autunnale.

Come raggiungere il Bivacco Bianchi

Guidiamo verso Moggio Udinese e oltrepassiamo il paese per spingerci nelle profondità della valle. Superiamo un piccolo nucleo di case chiamato Pradis e infine deviamo a destra verso la nostra destinazione. La strada, che si snoda sotto ad un cunicolo di alberi color ambra, è stretta ma ben preservata e già da essa abbiamo un assaggio del paesaggio che ci attenderà lungo la camminata.
Quando raggiungiamo il parcheggio lo troviamo colmo di auto e per un attimo temiamo che la gita, che speravamo di fare in solitaria, sia più affollata del previsto.

Il sentiero verso il Bivacco Bianchi

ATTENZIONE AL PRIMO TRATTO

I sentieri CAI che seguiremo sono il 450 prima e il 428 poi, ma già dopo i primi passi ci troviamo davanti ad un dubbio. Alcuni cartelli avvertono che il 450 è in parte chiuso ma il nastro che impedisce il passaggio è divelto e non riusciamo a capire a che punto si nasconda il pericolo. Avanziamo adagio e incrociamo una coppia che ci rassicura sulla percorribilità del sentiero benché per qualche metro costeggi una frana. Al ritorno, tramite il rifugio Vualt, capiremo come andava aggirato l’ostacolo. Se deciderai di andarci, fai così: segui le indicazioni per il Rifugio Vualt, e dopo una breve salita asfaltata, troverai sulla destra la deviazione per tornare sui tuoi passi sul sentiero 450.

Sentiero Bivacco Bianchi

La salita verso il Bivacco Bianchi

Superato il momento di incertezza, ci godiamo il sottobosco da fiaba.
Fuori dalla foresta abbiamo lasciato un cielo sereno ma sotto la protezione degli alberi, la penombra è così densa che pare quasi di passeggiare nel tardo pomeriggio, anziché alle 9 del mattino.
A dispetto delle auto nel parcheggio, siamo da soli, accompagnati solo dal vicino richiamo degli uccelli e dallo scricchiolio del legno che ricorda quello di una vecchia porta che cigola.
La camminata è piacevole ed in piano ma basta una veloce occhiata all’orologio per capire che la tranquillità non durerà a lungo. Abbiamo già percorso più di un chilometro dei quattro totali e della salita nemmeno l’ombra.
Oltrepassiamo un paio di guadi e ed eccola infine ad attenderci.
Mentre iniziamo a salire i polmoni e le gambe mi rimproverano per il mese di inattività. Mi sento così giù che mi sembra impossibile aver fatto quasi 70 km in una settimana, nemmeno un mese fa.

Sentiero Bivacco Bianchi

Il sentiero si alza in un fitto labirinto di alberi. Camminiamo spensierati con gli occhi puntati al cielo che si scorge attraverso il vimine di alberi. Siamo talmente immersi in quello che ci circonda che un paio di volte ci allontaniamo persino dal sentiero (che forse non è segnalato benissimo in questo tratto).
Approdiamo quindi ad un nuovo bivio per il Rifugio Vualt e procediamo verso destra, dritti al bivacco. Senza accorgercene, protetti dallo scudo del bosco, ci avviciniamo al pendio e tra le sagome degli alberi, come attraverso delle gigantesche vetrate, scorgiamo il paesaggio infuocato dall’autunno.

Il trekking non lascia spazio al fiato e ci eleviamo velocemente al di sopra della foresta con un sentiero sempre più stretto che prosegue a zig-zag.
Dopo qualche minuto, arriviamo alla parte di cui avevo più timore: un cengia rocciosa che, per quanto larga circa un metro, è molto esposto. Lo affronto come dovrebbe affrontarlo qualsiasi montanara: con la testa bassa e ripetendomi “Non guardare giù”.

Sentiero Bivacco Bianchi

Tratto esposto del sentiero per il Bivacco Bianchi

Oltrepassata la sfida, non oso nemmeno guardarmi indietro e mi concentro sul panorama che mi sta davanti, con le montagne che si disperdono a perdita d’occhio. Una lampadina mi si accende in testa. So che da qualche parte sotto di noi c’è Dordolla, il paesino protagonista del documentario di Christopher Thompson intitolato “The new wild”, che ho visto diversi anni fa a Gemona, dedicato proprio alle terre in fase di abbandono. Mentre copriamo gli ultimi metri me lo appunto per la prossima escursione.

Arrivo al Bivacco Bianchi

Bivacco Bianchi

Il Bivacco si erge su un promontorio come a rappresentare l’ultimo baluardo di vita umana in una valle sempre più selvaggia. La vista è spettacolare e Stefano mi elenca le cime davanti a noi: il Vualt, il Grauzaria, il Sernio, il Chiavals e il Zuc dal Bor.
Il bivacco è stato recentemente ricostruito e risulta tanto confortevole quanto inagibile, causa Covid. Purtroppo qualcuno si considera comunque sopra le regole e ignora il divieto (e anche le previsioni meteo poco favorevoli del giorno successivo).
Noi ci fermiamo quello che basta per uno spuntino, alcune (molte) foto e qualche risata.

La discesa verso il Rifugio Vualt

Per scendere ripercorriamo lo stesso sentiero, questa volta proseguendo dritti verso il Vualt al bivio di cui prima.
Anche il rifugio si rivela adorabile. Ricorda quello sulle pendici del Cuarnan e appare una location perfetta per una grigliata con gli amici, quando i tempi lo consentiranno. La baita de miei sogni gli somiglia molto quindi mi accomodo sulla panca accanto alla porta come se fossi di casa e mi lascio scaldare dai raggi di sole.

Io e Stefano mangiamo il nostro panino e ripartiamo alla volta di casa.
Prima di lasciare il rifugio e avviarci verso il parcheggio, scorgo un ultimo cartello che indica verso Dordolla, come a suggerirmi la via per la prossima passeggiata.

Perchè dovresti visitare il Bivacco Bianchi

Nonostante il sentiero la poca varietà di paesaggio lungo il sentiero, basta una breve ricerca online per scoprire che da esso si possono intraprendere diversi percorsi, si tratta solo di scoprirli.

Di sicuro, questa passeggiata è perfetta per ammirare il foliage lontano dalla folla ma soprattutto è un ottimo spunto per l’estate, poiché il bosco protegge gran parte del sentiero della calura.

Provo sempre sentimenti contrastanti nel parlare della montagna, soprattutto quando si tratta di luoghi così remoti e preziosi. Se da un lato vorrei che tutti riuscissero a conoscerli e ad apprezzarli, dall’altro vorrei custodire i territori selvaggi ed abbandonati, come la Val Alba, per quei pochi che li amano davvero e osano spingersi oltre le rotte più battute.

Credo che con l’apertura del blog abbia vinto la voglia di condivisione, ma è probabile che la val Alba e il Bivacco Bianchi rimarranno ancora per un pochino delle perle nascoste che spetta a te visitare e se possibile amare.

Riepilogo Escursione al Bivacco Bianchi

  • Sentiero CAI: 450 e 428
  • Altitudine: 1730 slm
  • Dislivello: +780
  • Salita: 2h circa
  • Lunghezza: 10 km a/r


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