Fiore di Roccia di Ilaria Tuti

Published by Elena Feresin on

Fiore di Roccia di Ilaria Tuti: alla scoperta della storia delle Portatrici Carniche

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Fiore di Roccia di Ilaria Tuti riporta alla luce la storia delle portatrici carniche, le donne che durante la Prima Guerra Mondiale scalarono le montagne tra Friuli Venezia Giulia e Austria per dare supporto al fronte.

Ogni guerra è fatta di vincitori e vinti.

Tra i vincitori figurano gli eroi a cui vengono intitolate strade ed edifici. Poi ci sono gli eroi silenziosi, le cui storie bruciano con il passare del tempo.

Il nome di una sola portatrice, Maria Plozner Mentil, ha ricevuto riconoscimento.

Ecco perché la fittizia storia di Agata, narrata nel libro di Tuti è una di quelle storie che tutti dovrebbero leggere.

Di seguito ti spiego meglio perchè.

Valutazione

4.6/5

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Ilaria Tuti

Trama di Fiore di Roccia di Ilaria Tuti

Agata è una ventenne di Timau, un piccolo paese della Carnia nella regione che ora si chiama Friuli Venezia Giulia, la cui vita di stenti è resa ancora più complicata dall’arrivo della guerra.

La madre è morta, i fratelli maggiori sono scappati in quanto filo-austroungarici (e quindi traditori). Sulla tavola non c’è cibo, i campi irti non sono più fertili e le prospettive sono nere.

Come se non bastasse Agata, rimasta sola ad accudire il padre morente, è incalzata dalle insistenti avances del ricco commerciante Francesco. Anche se spesso è costretta a togliersi il pane dalla bocca per darlo al genitore, l’orgoglio e la tenacia della giovane sono più forti.

Durante una messa, alle donne della Carnia viene presentata un’atroce opportunità.

Don Amos (ispirato al reale Pre Florio Dorotea) spiega che i giovani al fronte hanno bisogno di aiuto, Serve qualcuno che conosca bene le montagne e possa percorrerle con qualsiasi condizione atmosferica.

Nei piccoli paesi di confine, le uniche rimaste con queste caratteristiche sono le donne.


Il compenso è misero ma per le donne la scelta è un obbligo. Guidate dalla prode Lucia, ispirata proprio a Maria Plotzner Mentil, uccisa da un cecchino nel 1916, le ragazze di Timau e dintorni, inclusa Agata, calzano i loro scarptes e salgono al fronte. Nelle loro gerle trasportano cibo, munizioni, lettere, indumenti puliti a volte persino i corpi dei caduti al fronte a cui dare degna sepoltura a valle.

Tra le trincee le donne sono viste dapprima con diffidenza ma presto viene riconosciuto loro un ruolo essenziale nelle dinamiche del fronte.

Tra i labirinti di fango e roccia, Agata intreccia un’amicizia tra pari con il comandante Coleman e il medico Janes riuscendo a dimostrare agli altri e a sé stessa il proprio valore e il proprio coraggio. Nelle condizioni più critiche riesce a sbocciare, come una stella alpina.

Agata diventa sempre più una figura chiave nella vita al fronte tanto da diventare una vera e propria consigliera per il Comandante Coleman e il Dr. Janes. Alla morte del Comandante Coleman, avvenuta in seguito ad un rischioso attacco, Agata affiancherà il Dr. Janes nell’incontro volto alla restituzione della salma da parte dell’armata nemica.

La relazione tra pari che Agata intrattiene con i due uomini si discosta totalmente da quella con il commerciante Francesco che insiste nel volere Agata per sé, anche contro la volontà della ragazza.

Dopo la morte del padre, un nuovo uomo entra nella vita di Agata. Si tratta di Ismar un temibile e infallibile cecchino austriaco che Agata trova ferito durante una delle sue discese dal fronte. Dopo un primo tentennamento, Agata decide di aiutare il ragazzo che nasconde nella sua casa. I due, dapprima diffidenti, sviluppano un rapporto di amicizia che sfocerà nell’amore.

Ismar difende Agata da Franscesco, diventato sempre più violento, portando così allo svelamento del loro rapporto “traditore”. In difesa di Agata, poco prima di spirare, interviene Lucia che dichiara di essere stata a conoscenza della relazione. Per imitiazione di Lucia altre portatrici affermano la medesima cosa, difendendo così la coppia.

Ismar e Agata tornano in Friuli in occasione del terribile terremoto, l’Orcolat, che nel 1976 ha devastato la regione. È con il pretesto di questa visita all’ombra del Pal Piccolo che Agata racconta l’intera storia.

Fiore di Roccia, il fiore che racconta l’animo della Carnia

portatrici carniche

I fiori di roccia sono le stelle alpine, ovvero quei fiori che, sebbene delicati nell’ aspetto, vivono stoici in ambienti estremi, circondati da rocce e pochi altri nutrimenti. 

Sotto molti punti di vista, affini alle stelle alpine, sono i gli abitanti della Carnia. Gente di poche parole abituata alla fatica e duro lavoro in condizioni ostili. Gente apparentemente dura e “fredda” capace però di gesti di altruismo incondizionato, di accoglienza senza riserve e amicizia eterna nei confronti di chi reputano degno.

Il mio parere su Fiore di Roccia di Ilaria Tuti:

Cosa non mi è piaciuto

Ogni tanto le descrizioni sono un po’ troppo sbrigative.

Essendo familiare con i luoghi reali (se vuoi conoscerli anche tu ti lascio l’articolo sul Pal Piccolo) mi sarebbe piaciuto ritrovarli sulla carta.

Nel libro di Ilaria Tuti mi sono mancate le descrizioni minuziose dei paesaggi e della natura che si trovano invece nei testi di Mauro Corona.

Cosa mi è piaciuto:

La storia è molto scorrevole e piacevole da leggere.

Il linguaggio semplice e l’escamotage della storia d’amore proibita tra una portatrice e un soldato austriaco fanno si il racconto rimanga impresso nella mente del lettore. La connessione emozionale mette in luce la struggente ed eroica storia delle portatrici carniche e della difficile vita al fronte.

In questo senso, anche quelli che potrebbero sembrare difetti, in realtà sono meccanismi perfetti per rendere la storia di immediata comprensione

Ed è questo l’importante, che la storia viaggi, venga letta, renda giustizia alla memoria di queste donne.

Le Portatrici Carniche: le dimenticate eroine della Prima Guerra Mondiale

Maria Plozner Mentil

Il valore riconosciuto alle portartici sul campo di battaglia non corrisponde a quello riservato loro in tempi di pace

Se la storia delle portatrici è poco conosciuta in Friuli Venezia Giulia, diventa praticamente ignota oltre i confini regionali.

“Anonymous was a Woman”
Virginia Wolf

Anonimo era una donna” questa frase di Virginia Wolf descrive bene il ruolo dimenticato delle donne carniche durante la Prima Guerra Mondiale.

Non vorrei farne una questione di genere, ma alla fine lo è.

Tra tutti gli eroi pluridecorati della Prima Guerra Mondiale, a cui sono stati intitolate strade, edifici e onorificenze, figura una sola portatrice: Maria Plozner Mentil. Tutte le altre sono sparite nelle nebbie di una storia e una cultura scritta e definita dagli uomini.

Cosa vuol dire "fronte di guerra"?

Si usa dire “gli uomini partirono per fronte” come se il fronte fosse un luogo di fantasia. Il fronte era invece un posto reale e abitato. Lo vediamo anche oggi con le guerre moderne.

E se è vero che gli uomini venivano mandati a combattere altrove (troppo alto il rischio di tradimento con un nemico che fino a poco prima era vicino di casa), le donne il fronte non sempre lo lasciavano.

Un lavoro scontato

Le donne sono rimaste a prendersi cura delle case, dei pascoli, dei posti di lavoro e dei più fragili.

Hanno affiancato al lavoro di cura, che pare così inscritto nel DNA femminile, tutti i lavori che prima erano prettamente maschili. C’era la guerra, era necessario fare così. Ma la necessità fa presto a diventare qualcosa di scontato e di poco valore.

Il lavoro svolto dalle portatrici, così poco conosciuto, viene ricordato come scontato. Scontati tutti gli indumenti cuciti per i soldati. Scontate le camminate con le gerle cariche di esplosivo. Scontato riportare a valle. Scontato che una volta a casa le donne proseguissero con i lavori, con vecchi e bambini da accudire. In fin dei conti, 100 anni dopo poco è cambiato.

Delle portatrici, Maria sola viene ricordata. Maria che per aiutare gli altri ha sacrificato la sua vita. Come a sottolineare che per ottenere un riconoscimento, una donna deve lavorare il triplo di un uomo e sacrificare tutto persino la sua vita.

Chi era Maria Plozner Mentil, la Portatrice Carnica che ha ispirato Agata

Il Presidente Scalfaro consegna la medaglia a Dorina, la figlia di Maria Plozner Mentil

Prima di chiudere, vale la pena fare un brevissimo approfondimento su Maria Plozner Mentil, morta il 15 febbraio 1916 per mano di un cecchino austriaco. Le connessioni con la storia di Agata sono evidenti.

A Plozner Mentil sono intitolate solo due cose: la caserma di Paluzza e una via dello stesso paese.

Il riconoscimento al valor militare è arrivato solo ottant’anni dopo la sua morte, nel 1997, da parte del presidente Scalfaro.

Una tabella in suo onore si trova sulla sentiero che porta da Malga Pramosio al Lago Avostanis, luogo in cui fu mortalmente ferita.

Museo della Grande Guerra di Timau: idea per una gita in Friuli

Il piccolo museo della Grande Guerra di Timau è un gioiellino nella rete museale Friulana che ti consiglio davvero di visitare.

Ilaria Tuti stessa lo ha frequentato per scrivere Fiore di Roccia.

All’interno troverai tanti cimeli che raccontano la vita al fronte e, almeno qui, le portatrici sono parte essenziale della storia.

Ti avviso che dopo aver visitato il Museo potrebbe assalirti un bisogno impellente di iniziare a camminare per andare a vedere i luoghi teatro della guerra.

Perché leggere Fiore di Roccia di Ilaria Tuti

Perchè è una storia che merita di essere conosciuta.

Noi friulani siamo gente stoica, solitamente di poche parole. Sopportiamo poco la pubblicità e i complimenti.

Viviamo di anin, fasin e cumbinin (andiamo, facciamo e ce la facciamo) ma a volte dovremmo anche essere più capaci di raccontarci e essere orgogliosi del nostro valore.

Queste donne sono state spinte da un ferreo senso del dovere e da un carattere votato alla resistenza tanto quanto alla compassione.

Tutti dovrebbero conoscere la loro storia. Soprattutto le donne. La storia è scritta dai vincitori e i vincitori sono quasi sempre uomini. Parlare delle portatrici ci riappropria di un valoroso pezzettino di storia femminile.

Fiore di Roccia di Ilaria Tuti è sicuramente un primo passo in questo senso.

Elena Feresin


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