Quando ho scelto il Friuli alla grande città
Published by Elena Feresin on
Come nasce The Writer's Mountain Hut
Trovare la propia strada: quando ho scelto il Friuli a Milano
Forse, leggendo il blog o guardando i miei contenuti su Instagram, ti sarà sorta spontanea una domanda:
Perché ha deciso di aprire questo blog dal nome impronunciabile?
- perché lo fanno tutti
- perché vuole guadagnare dai social, come tutti
- perché vuole avere successo
La ragione vera è più profonda e molto personale e ha a che fare con il trovare la propria strada. Anche se la scelta da fare appare quella meno sensata.
C’entrano un trasferimento (mai avvenuto) a Milano, una malga, e infine un diario.
Se ti va di leggere, qui sotto trovi la mia storia.
Cosa leggerai in questo articolo:
ToggleC’era una volta… un’adolescente che amava la moda
Da adolescente corrispondevo esattamente al cliché della ragazzina di provincia scontenta.
Vivere in Friuli Venezia Giulia era, per me, una condanna all’infelicità.
Ero abbonata a Vogue e conservavo ogni numero.
Guardavo Il diavolo veste Prada e invidiavo la vita di Andy. Che sì, faceva schifo, però era a New York e prevedeva vestiti gratis.
La felicità era trovare un abito che, anche solo per un istante, mi facesse sentire parte di un mondo cosmopolita che viaggiava a mille all’ora.
In poche parole, non vedevo l’ora di essere abbastanza grande per andarmene. Preferibilmente a Londra, ma anche Milano poteva andare bene.
Il lavoro per cui un milione di ragazze ucciderebbero
Durante l’università ho iniziato a scrivere, a camminare, e di conseguenza ad apprezzare ciò che mi stava attorno, ma l’idea di fuggire dal Friuli era ancora concreta.
Poi, dopo la laurea, ho avuto modo di vivere la mia personale versione del film che tanto avevo guardato dai 15 anni in su.
Ho iniziato uno stage in una delle poche aziende friulane nel campo della moda e, per quasi quattro anni, pur continuando a vivere a Udine, ho assaggiato la vita che tanto desideravo.
Sembravo aver trovato la mia strada: eventi a Milano, tacchi alti, foto con i vip, abiti e gioielli in regalo. Perfino la mia vita sentimentale faceva schifo. Proprio come nel Diavolo veste Prada. Proprio come Andy.
Era tutto quello che volevo… o no?
Trovarsi a un bivio: prendere o lasciare
Nell’aprile 2018 arrivò la doccia fredda: l’azienda per cui lavoravo avrebbe trasferito il mio ufficio a Milano.
Le alternative erano due: seguire l’ufficio oppure essere licenziati.
Io ero sola, senza legami e trasferirmi a Milano poteva garantirmi una brillante carriera e la vita che avevo sempre sognato. Eppure, qualcosa strideva dentro di me.
Dopo una vita passata a inseguire l’idea della “bella vita”, mi ritrovavo a pensare sempre più spesso alle camminate in montagna o a quelle serali tra i campi.
Nei momenti difficili, erano state proprio quelle a darmi conforto — molto più di quanto lo shopping avesse mai fatto.
E se poi lì non mi piace? Non potrei nemmeno rifugiarmi nella natura…
Questi dubbi mi perseguitavano ogni volta che mi avvicinavo troppo all’opzione “trasferimento”.
Di certo, qualunque scelta avrebbe cambiato la mia vita.
Restare significava perdere il contratto a tempo indeterminato che mi ero guadagnata con fatica, tornare a vivere con mia madre… ma anche restare fedele a me stessa.
Meglio in malga a spalare m***a che a Milano
Così, in una giornata di mezza estate, ho scelto la mia piccola Udine, in Friuli Venezia Giulia, a Milano.
Ora racconto questa storia a cuor leggero, ma la decisione ha richiesto notti insonni, lacrime, rabbia e molta amarezza.
Quando ho firmato la lettera con cui rifiutavo il trasferimento, il risentimento era forte.
E la firma fu accompagnata da una frase liberatoria e… profetica:
“Meglio in malga a spalare m***a che a Milano.”
Si sente spesso parlare di chi dopo essere andato via sceglie di tornare alle proprie radici.
La mia storia è quella di una persona che ha trovato la propria strada scegliendo di rimanere.
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