I sentieri della Val Cosa
Published by Elena Feresin on
Camminare in Val Cosa: alla scoperta dell’area sentieristica nella valle dimenticata del Friuli
“Elena viene a fare un’escursione in Val Cosa?”
Quando me l’hanno chiesto ho pensato ai grissini. Quelli super fragranti e sfiziosi al gusto cipolla, della Val Cosa per l’appunto, che amo tanto.
Sulla Valle non mi veniva in mente altro.
“Ma è lontana?” ho chiesto.
Ho scoperto con questa figura barbina che la Val Cosa è geograficamente molto vicina (circa 25 minuti da casa mia e a 45 da Udine) anche se idealmente pare lontanissima.
Posizionata a ridosso delle Dolomiti Friulane, la valle si sviluppa attorno al letto del Torrente Cosa.
A livello amministrativo il comune principale è Castelnovo ma se lo cerchi con il navigatore, non lo troverai poiché composto da quasi 50 borgate, la principale delle quali è Paludea dove ha inizio il percorso che leggerai qui.
L’escursione è stata fatta in occasione dell’inaugurazione dell’Area Sentieristica della Val Cosa a giugno 2024 e serviva proprio per far scoprire alcuni dei borghi di Castelnovo percorrendo i sentieri che li collegano.
L’area sentieristica è pensata per essere percorsa a piedi o in mountain bike ed è mantenuta dall’Associazione Zero Asfalto.
Cosa leggerai in questo articolo:
ToggleCome arrivare in Val Cosa
Da Udine procedi in direzione Spilimbergo. Una volta nella città del mosaico, prosegui verso i paesi di Vacile, Lestans e infine Travesio. Lì troverai i cartelli per Paludea.
Puoi lasciare l’auto in corrispondenza dell’area festeggiamenti “Ai Pioppi”. Nelle vicinanze troverai anche la pista pump track di Castelnovo del Friuli.
Riepilogo Escursione e Traccia GPX
Come accennato, l’escursione sotto è stata pensata per intersecare diversi sentieri a scopo dimostrativo tra cui:
- Il sentiero CAI 823 “Anello di Castelnovo”
- Il percorso 10 mila passi di salute chiamato “Il sentiero del Prete”
- Km totali: 6
- Dislivello: 245 D+
- Alt. Minima: 228m slm
- Alt. Massima: 321m slm
- Difficoltà: E
- Bambini: Sì
- Cani: Sì
- Mountain bike:Sì
Escursione in Val Cosa: l’itinerario in breve
Ci addentriamo così nel bosco riuscendo mantenendo il paese alla nostra sinistra. Con una breve ma intensa salita raggiungiamo la strada asfaltata dove svoltiamo leggermente a sinistra e poi a destra per oltrepassare la galleria.
Scendiamo in località Sottoforca dove, sulla destra, spicca il portale che dà inizio al “Troi di Alfio” uno dei percorsi dedicati alla moutain bike.
Noi continuiamo la camminata sul lato opposto, in località Romagnoi, dove, dopo una salita spezza fiato possiamo finalmente riposarci all’ombra del piccolo nucleo di case.
Proseguiamo la camminata oltre le abitazioni, seguendo il sentiero sulla destra della stessa. Ci immergiamo nel bosco con un piacevole saliscendi che ci porta fino al borgo fantasma di Davour La Mont (te ne parlerò meglio in seguito).
Oltrepassato il paese, ripidi scalini ci riportano sulla strada asfaltata, dove giriamo a sinistra affiancando il torrente Rugo. In questo tratto, il percorso coincide con quello del Sentiero CAI 823 quindi è facile seguirne i segnavia.
Ad un certo punto, sulla destra scorgiamo un secondo “portale” chiamato “Davôr la Mont” e lì ci dirigiamo.
Risaliamo la traccia fino al Bosco Tonei dove facciamo una breve deviazione a sinistra fino a raggiungere un punto panoramico.
Leo, la persona che ci accoglie in occasione dell’escursione, proprietario dei terreni su cui ci troviamo e della piccola casetta in legno presente, ci giura che da qui, nelle giornate limpide si vede anche la ruota panoramica di Mirabilandia.
Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio di prima e continuiamo sulla sinistra. Dopo poco svoltiamo nuovamente a sinistra e raggiungiamo la parte superiore di Oltrerugo. Qui ci portiamo sulla strada asfaltata e attraversando il ponte troviamo nuovamente in località Sottoforca per tornare a Pludea.
Passeggiare in Val Cosa: le mie impressioni
Camminare nella zona collinare del Friuli dona agli escursionisti più nostalgici un piacere tutto particolare.
Se la fascia di colline più vicina alla pianura è un brulicare di campi arati, ville (costose) e castelli, quella nelle retrovie, più a ridosso delle montagne, sta vivendo un momento di decadenza. La sua colpa? Quella di essere nel mezzo. Troppo “montagna” per essere comoda, troppo poco montagna per attirare gli investimenti e i turisti che di solito affollano l’arco alpino.
È proprio in queste zone però che i turisti possono vivere le esperienze autentiche da vero local che tanto piacciono di questi tempi.
La Val Cosa rientra in questo filone e il suo nome autorizza anche un gioco di parole. Cosa c’è in Val Cosa?
Te lo raccontano le pagine social dedicate all’Area Sentieristica su Facebook e Instagram
L’argilla della Val Cosa
La Val Cosa siede su un grande strato di argilla.
Cosa significa questo?
Che è particolarmente soggetta all’erosione e quindi poco adatta alla costruzione di edifici. Ecco spiegata la bassa densità demografica e i borghi così distanti tra loro.
È proprio l’argilla a rendere la Val Cosa particolarmente divertente per chi cammina, ma soprattutto per chi ama infangarsi con la mountain bike.
Il lavoro di recupero fatto dall’Associazione Zero Asfalto ha ridato vita ai vecchi sentieri che collegavano le diverse borgate dando loro un nuovo scopo di vita.
La cipolla della Val Cosa
Il terreno argilloso forse non era il massimo per costruire case ma forniva una buona base per la coltivazione di ortaggi e alberi da frutto. In passato, la Val Cosa pareva un giardino.
Poi con lo spopolamento se ne sono andate anche le tradizioni agricole.
Oggi solo un ortaggio rimane a baluardo di quel passato contadino: la cipolla rosa della Val Cosa.
Prese per i gambi, da alcuni anni la cipolla rosa della Val Cosa e quella rossa della vicina Cavasso hanno ripreso piede anche grazie al ritorno di alcuni emigrati. Ora sono diventate anche un presidio slow food.
E se ti interessa sapere di chi sono quei grissini così buoni a cui accennavo all’inizio sono di Borgo delle Mele (no adv), un’azienda agricola di Pinzano al Tagliamento.
Ed ecco infine la chicca di questa escursione. Davour la Mont. Uno dei borghi inghiottiti dal “progresso” in pianura.
La guida non lo aveva anticipato e arrivandoci mi sono sentita un po’ come Indiana Jones davanti all’arca perduta.
Nel bosco, Davour la Mont è annunciato da un cartello in legno e da una staccionata oltre la quale si trova un capanno che pare tutto quello di una strega. Poi ci si avvicina, si svolta leggermente a sinistra ed ecco apparire un muro in pietra, poi altri ancora e infine diversi ruderi.
Come per molti paesi abbandonati, tipo Moggessa di Qua e di Là, Davour la Mont ha ricevuto il colpo di grazia con il terremoto del 1976. Lasciato a sé stesso, il bosco se l’è ripreso. Da qualche anno è in corso il processo che lo ha riportato alla luce. La guida ci spiega che non è affatto semplice poiché molti edifici sono ormai tenuti assieme proprio dalla vegetazione.
Davour la Mont ha dato i natali a Virginia Tonelli, una partigiana italiana che nel 1944 fu bruciata viva alla Risiera di San Sabba.
Una delle case del borgo, è stata tra le prime della valle ad avere l’acqua corrente in casa.


















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