Visita al Vallo Alpino Littorio di Invillino

Published by Elena Feresin on

Visita al Vallo Alpino Littorio di Invillino: alla scoperta del mondo sotterraneo della Carnia

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Il Vallo Alpino Littorio di Invillino è riuscito a stupirmi. Dopo anni passati ad esplorare la Carnia in lungo e in largo credevo di avere una buona conoscenza del territorio. E invece…grazie a Visit Zoncolan e alla visita al Vallo Alpino ho capito che al lungo e al largo devo aggiungere anche il “sotto”.

Quando si parla di resti bellici tra le montagne del Friuli Venezia Giulia, la mente va subito alle trincee della Prima Guerra Mondiale, al Pal Piccolo o al Pal Grande oppure al Carso. Più di rado si pensa al secondo conflitto mondiale che pure ha lasciato segni sul territorio regionale.

Il Vallo Alpino del Littorio è uno degli esempi più interessanti.
Per garantirne la conservazione, ai bunker di Invillino si può accedere sono con le visite guidate.
Visit Zoncolan ne organizza diverse, alcune, come quella a cui abbiamo partecipato noi, si tengono di sera e rendono l’esperienza ancora più suggestiva.

Il Vallo Alpino del Littorio è un sistema di fortificazioni e bunker costruito nel ventennio fascista per volere di Mussolini con l’obiettivo di proteggere il confine settentrionale dell’Italia.

Il Vallo Alpino del Littorio si estende dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia e in regione i punti in cui lo si può vedere sono diversi. Non tutti però sono ben conservati e alcuni addirittura pericolosi. La porzione di Invillino è mantenuta alla perfezione e dunque visitabile in sicurezza.

Il Vallo Alpino di Invillino si trova nella periferia del paese. Per raggiungere la località da Udine, guida in direzione nord fino a Tolmezzo, quindi prosegui verso Villa Santina.

Poco prima della grande rotonda dell’Eurospar, troverai sulla sinistra le indicazioni per Invillino. Seguile e quindi prendi come riferimento la chiesetta della “Madonna del Ponte”.

Il parcheggio scelto da Visit Zoncolan per l’inizio dell’escursione è proprio quello corrispondente alla chiesetta sulla riva del fiume Tagliamento.

La visita dura circa 1h30. È compreso l’accesso al Vallo (normalmente chiuso a chiave) e, con il bel tempo, l’avvicinamento con la luce delle fiaccole.

La visita al vallo alpino costa €15.

Il calendario visite è organizzato da Visit Zoncolan, quindi ti consiglio di fare riferimento al loro sito per trovare la data a te più congeniale. La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata anche tramite sito.

All’interno del Vallo c’è una temperatura costante di 12/15 gradi. Puoi vestirti in modo sportivo. Le scarpe da trekking impermeabili sono consigliate per affrontare al meglio i piccoli tratti nel bosco. Il pavimento all’interno dei bunker è comunque cementato.

Non ci sono controindicazioni. Solo chi soffre di claustrofobia potrebbe non sentirsi a suo agio. Le gallerie sono comunque ampie e ben illuminate.

Perché visitare il Vallo Alpino di Invillino? Le mie impressioni

Perché è una bellissima scoperta da fare in Carnia. Sia per chi vuole visitare il Friuli Venezia Giulia scoprendone un angolo poco turistico, sia per chi in questa regione abita ma ha voglia di scoprire e imparare qualcosa di nuovo.

Quando si pensa alla Seconda Guerra Mondiale in Friuli la mente va subito alla Risiera di San Sabba o alla Foiba di Basovizza. Gli orrori legati a quei luoghi sono così immani da dimenticare che il Friuli Venezia Giulia non ha mai smesso di essere una terra di confine con chilometri di territorio da proteggere.

Nelle escursioni in montagna mi è capitato spesso di vedere resti di bunker, ma lo stato di abbandono di alcuni mi ha, in tutta onestà, sempre fatto proseguire oltre. Mai avrei pensato di trovare una tale opera così grande e ben conservata a Invillino.

Un mondo sotterraneo

Mentre esploriamo i corridoi dipinti di giallo (la vernice è ancora quella originale) la domanda che tutti ci facciamo è: com’è possibile che un’opera del genere sia sotto ai nostri piedi?

Poi, il pensiero va immediatamente a chi questa struttura l’ha costruita e a chi l’ha abitata. La guida ci mostra prese d’aria, bagni, ambienti una volta adibiti a cisterne per l’acqua. Poi ci fa scendere delle strette scale a chiocciola e ci porta sempre più giù nel ventre del bunker fino al dormitorio dove i segni dei letti a castello sono ancora visibili.

Vicino alla camerata troviamo inoltre un sismografo proprio come nella Miniera di Cludinico. A differenza della miniera qui la sensazione di essere sottoterra è meno opprimente.
Forse per l’illuminazione o per le postazioni di artiglieria che offrono una piccola presa d’aria. O forse perchè siamo in 4 e non 1000.

Santuario della Madonna del Ponte e Chiesa Paleocristiana a Invillino

Come dicevo poco sopra, la Carnia non finisce mai di stupirmi.

La zona di Invillino e Villa Santina raramente figura tra le mete “assolutamente da vedere” in Friuli Venezia Giulia, ma in realtà ospita diverse chicche che sono piacevoli da visitare e, a mio avviso, meriterebbero più promozione.

Poco distante dal Vallo Alpino c’è, ad esempio, il Santuario della Madonna del Ponte situato in corrispondenza di un tratto particolarmente pericoloso del fiume Tagliamento. A dispetto dell’aspetto innocuo che le acque hanno al giorno d’oggi (sono state deviate per portare elettricità in pianura), la prima cappella sorta in questo luogo risale al Seicento e fu probabilmente costruita per proteggere i traghettatori e i loro carichi di legname. Anche se la chiesa chiusa è possibile sbirciare dalle finestre e ammirare i diversi dipinti presenti all’interno. Particolarmente carino è anche il ponte accanto al santuario.

A soli 10 minuti da Madonna del Ponte, in località Col di Zuca, sono presenti i resti di una grande chiesa paleocristiana risalente al V secolo d.C. Le sue dimensioni e la presenza di mosaici molto belli testimoniano l’importanza che questa zona aveva in passato.

Elena Feresin


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