Campanile di Val Montanaia dal Rifugio Pordenone
Published by Elena Feresin on
Il Friuli Venezia Giulia è terra di campanili. A Mortegliano, ad esempio, abbiamo il campanile più alto d’Europa ma ce n’è solo uno però che fa battere il cuore a escursionisti e alpinisti di tutto il mondo: il campanile di Val Montanaia.
Con i suoi quasi 300 metri d’altezza è IL simbolo del Parco Naturale Dolomiti Friulane. E se solo chi fa arrampicata può sperare di suonare la campana sul suo cucuzzolo, quasi tutti gli escursionisti possono osservarlo dal basso verso l’alto dall’iconico Bivacco Perugini.
Se questa camminata, inclusa nelle 10 Camminate da fare assolutamente in Friuli Venezia Giulia, ti intriga continua a leggere.
Cosa leggerai in questo articolo:
ToggleCome raggiungere il Campanile di Val Montanaia e dove parcheggiare
Il sentiero diretto per il campanile di Val Montanaia parte dal Rifugio Pordenone in Val Cimoliana.
Per raggiungere il rifugio arriva fino a Cimolais. Una volta lì, dalla strada regionale che taglia in due il paese, svolta in via XIX Ottobre e prosegui a oltranza. La via esce infatti dal paese e si addentra nel Parco Naturale Dolomiti Friulane.
Per arrivare al Rifugio Pordenone i km sono circa 10.
Il parcheggio è obbligato a Pian di Meluzzo. Ci sono diverse zone adibite quindi non dovresti fare fatica a trovare posto.
ATTENZIONE: la strada attraversa il letto del Torrente Cimoliana e il “ghiaione di San Lorenzo”. Le auto basse potrebbero quindi avere delle difficoltà.
In estate, inoltre, il passaggio sulla Strada delle Val Cimoliana prevede il pagamento di un pedaggio (costo €6 per le auto).
Riepilogo Escursione e Traccia GPX
- Km totali: 3 (sola andata)
- Dislivello: 841 D+
- Alt. minima: 1249m slm (Rif. Pordenone)
- Alt. Massima: 2070m slm (Biv. Perugini)
- Sentiero CAI: 353
- Tempo: 2h30 per salita
- Difficoltà: EE
- Bambini: già grandi e solo se ben abituati a camminare
- Cani: sì
Campanile di Val Montanaia: l’itinerario in breve
A livello teorico raggiungere il Campanile di Val Montanaia è molto semplice. Nella pratica… preparatevi a sudare e sputare pallini.
Innanzitutto, va fatta una precisazione riguardo il punto di partenza.
Da Pian di Meluzzo ti sarà possibile accedere direttamente al sentiero 353 senza passare dal Rifugio Pordenone. In questo caso il ghiaione inizierà quasi subito.
Guardando il rifugio vedrai i segnavia puntare verso il retro della struttura dove ha inizio il sentiero CAI 353.
In un primo momento la traccia scorre nel bosco e ti farà guadagnare in poco tempo qualche metro di dislivello. Poi, dopo un breve tratto in piano, la vegetazione si dirada e il sentiero arriva al segnavia che dà ufficialmente inizio alla salita.
Se invece deciderai di fare come noi un passaggio al Rifugio (te lo consiglio per pausa bagno) l’ascesa al Campanile si può dividere in 4 parti.
Dal segnavia in poi, l’ascesa si sposta sul letto del rio Val Montanaia e per guadagnare dislivello “vale tutto”.
A grandi linee il percorso è segnalato dai segni rossi e bianchi del CAI e dai tanti omini di pietra costruiti dagli escursionisti, però siamo sempre sul letto di un corso d’acqua quindi il sentiero te lo dovrai spesso inventare.
Al di qua e al di là del rio, sotto la parete o più al centro. Al sentiero piace cambiare (cit.) e ad adattarti devi essere tu.
Ad un certo punto però, la traccia si sposta nettamente sul lato sinistro del rio e qui iniziano i wow, perchè il campanile appare in tutto il suo splendore.
Me lo aspettavo più grande, più piccolo, più tozzo. Ma come ha fatto madre natura a crearlo? E soprattutto “Ma è già lì! Allora non manca tanto!”
Questi sono solo alcuni dei pensieri che ti affolleranno la testa.
Non voglio fare la guastafeste. Ma di solito la consuetudine in montagna è “Se vedi la meta, vuol dire che manca ancora tantissimo”.
Questa escursione non è da meno.
Il sentiero attraversa di nuovo il letto del rio, portandosi sul lato destro e lì… sorpresa! La salita deve appena iniziare.
Il letto del rio Montanaia si restringe e i “salti” si fanno più alti. Ciò significa che dovrai lavorare ancora un po’ di inventiva e aiutarti con le mani nella salita.
Non farti spaventare dal cartello sotto, le tempistiche stampate sono veritiere per chi ha già un minimo di allenamento.
Dopo questa parte, oggettivamente faticosa, il sentiero regala una piccola tregua.
La piccola tregua non consiste in un tratto in piano, giammai.
Semplicemente, il sentiero si fa più regolare e per qualche metro sale con un comodo zig-zag tra i pini mughi e qualche larice.
Il campanile è sempre lì a guardati dall’alto in basso. Ma anche se sembra ancora lontano in realtà si è avvicinato. Un secondo cartello rincuora: ancora 30 minuti.
L’ultimo ghiaione e l’arrivo al Bivacco Perugini
La traccia si avvicina ad una parete sulla destra, la vegetazione scompare e la ghiaia ritorna protagonista.
Ma la meta si avvicina, e ormai la base del campanile si vede. L’ultimo sforzo per raggiungere la bacca in latta rossa che è il Bivacco Perugini.
Qui, come un segno divino, arriva dall’alto il suono della campana, suonata da chi ha raggiunto la cima dell’urlo di pietra.
Questo è stato uno dei momenti più tosti, almeno per me.
Eppure, dopo un’ultima, fatidica salita, eccolo lì il bivacco Perugini. Circondato dalle Dolomiti Friulane. Basta dargli le spalle per provare il senso di famigliarità che si prova quando si è visto un’immagine centinaia di volte.
Il ritorno è sullo stesso sentiero.
L’escursione al Campanile di Val Montanaia è una tappa obbligata per gli escursionisti di mezzo mondo.
Ritrovarsi al cospetto di questa guglia di pietra alta quasi 300 metri rimette in proporzione tutti i problemi dell’universo. Maestosa, antica, enorme, perfetta, un miracolo della natura davanti al quale le nostre brevi vite umane non sono che un granello di sabbia.
Detto questo, l’ascesa lungo il Rio Val Montanaia non è banale e se sei alle prime armi… ti conviene attendere ancora un pochino.
L’escursione al Campanile di Val Montanaia è facile o difficile?
Facile e difficile sono concetti relativi ma quello che scriverò adesso può aiutarti a capire se il sentiero fa per te oppure no.
- Gli 800 metri di dislivello sono concentrati in 3km, ciò significa che non ci sono tratti in piano dove potrai tirare fiato.
- La ghiaia e il sentiero poco definito non lasciano spazio a distrazioni. Dovrai attivamente pensare al modo migliore per salire e alle pietre più sicure su cui mettere i piedi.
- In estate, inoltre, il sentiero è per la maggior parte nel sole. Il che ci porta ad un’altra questione.
Sicuramente in estate in modo da trovare il percorso libero da neve. Per esperienza (noi l’abbiamo fatto a luglio) ti consiglio le estremità della stagione estiva e di evitare le settimane più calde.
Detto ciò, puoi superare l’ostacolo partendo presto, in modo da beneficiare dell’ombra. Sconsigliate le ore centrali. E ricordatevi che sulle pietre calde si cucina.
Dormire al Bivacco Perugini
Posto che i bivacchi dovrebbe servire solo in caso di emergenza, il bivacco Perugini è uno dei più gettonati. I posti al suo interno sono solo 9 e costringono ad una certa intimità.
I primi ad occuparlo sono gli scalatori del mattino, i secondi gli inguaribili romantici che cercano lo scatto perfetto.
La regola è sempre quella: chi prima arriva meglio alloggia e se arrivi tardi potresti non trovare posto affatto. Consiglio una tenda oppure un piano B.
È impossibile parlare del Campanile senza citare l’Anello delle Dolomiti Friulane.
Uno scenografico giro ad Anello che tocca alcuni dei luoghi più suggestivi delle Dolomiti Friulane. Farlo per intero richiede una buona preparazione fisica e una buona sopportazione dei ghiaioni e tratti molto esposti. Ragion per cui io non lo farò mai ;-)
Alcuni dei punti toccati dall’anello possono però essere raggiunti singolarmente. Sotto trovi i link alle escursioni che trovi nel blog.
- Rifugio Flaiban Pacherini
- Rifugio Giaf
- Casera Val Binon
- Rifugio Padova
- Rifugio Pordenone
Un’altra prospettiva sul Campanile
Nel Parco Naturale Dolomiti Friulane ci sono altre camminate da cui è possibile ammirare il campanile a distanza.
Alcune di queste sono organizzate, con guida, dal parco stesso. Nel 2022 noi ne avevamo fatta una a Casera Bregolina Grande ed è stata un’esperienza che difficilmente dimenticherò. Ne avevo parlato nel post sotto.






















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